Razzismo a Venezia: «Non ho le prove, ma è successo davvero»

Il sindaco invita Judith Romanello a vedere la partita della Reyer: «Il ristoratore era tarchiatello, l’ho incontrato sul ponte». Le incongruenze del racconto

VENEZIA. Respinta al colloquio di lavoro perché di colore, la denuncia di Judith Romanello diventa un caso nazionale. Clamore mediatico e le scuse del sindaco, Luigi Brugnaro, che ieri l’ha invitata ad assistere alla partita della Reyer, squadra con la quale aveva militato nelle giovanili. Persino l’invito del famoso chef La Mantia a lavorare da lui.



Il fine settimana della ventenne di Spinea Judith Romanello è stato decisamente movimentato. La denuncia, in un video pubblicato giovedì sul proprio profilo Facebook ha fatto il giro d’Italia. Lei denuncia che dopo aver risposto a un annuncio di lavoro su Subito.it ha incontrato un ristoratore veneziano che, appena visto il colore della pelle, le avrebbe risposto: «Ah, ma sei nera? Scusami, non è cattiveria, ma non voglio persone di colore nel mio ristorante. Potrebbe fare schifo ai miei clienti, potrebbe fare schifo che tu tocchi i loro piatti. Quindi grazie mille...».



Judith, vent’anni, è nata ad Haiti ed è stata adottata da una coppia di Spinea all’età di sei anni. Molti gli attestati di solidarietà e altrettanti feroci attacchi che mettono in dubbio l’attendibilità della sua versione. La giovane, infatti, non ha rivelato il nome del ristoratore che, a suo dire, l’avrebbe respinta perchè di colore.

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Judith, come si sente? Pensa di aver fatto la cosa giusta o ha qualche ripensamento?

«No, sono sempre più convinta di quello che ho fatto e detto. Non torno indietro di nessun passo, perché quello che ho raccontato è purtroppo solo tutta la verità. Il fatto è che adesso non so veramente più che pesci pigliare perché non ho nessun modo per capire chi sia questa persona. Il mio telefono ha cancellato le chiamate meno recenti e l’annuncio non è più presente su Internet. So benissimo che per questo in molti non crederanno alle mie parole, ma sono più disperata io di tutti».

Effettivamente 15 mila visualizzazioni e nessuna prova concreta hanno fatto sorgere più di un dubbio, non crede?

«Ripeto che non posso farci nulla, se non rimanere ancora più male per quello che mi sono sentita dire. Come se volessi farmi pubblicità in un modo così brutto, come se fossi io la colpevole e non chi mi ha trattato in quella maniera».

Ma come è andato in effetti l’incontro? E perché questo strano appuntamento per un colloquio di lavoro su un ponte?

«Io ero già a Venezia dalla mattina a dare curriculum. Ho visto l’annuncio su subito e ho telefonato, raccontando un poco chi ero e spiegando che ero a Venezia se serviva. Chi mi ha risposto mi ha detto che era perfetto e che potevamo vederci sul ponte vicino alla stazione (alle Guglie, ndr), che è vicino al locale. Non so altro, a parte che per quel poco che lì ho visto posso dirvi che il titolare è moro di capelli, tarchiatello, occhi castani e sicuramente italiano».



Cosa diceva esattamente l’annuncio di lavoro?

«L’annuncio cercava una cameriera, anche senza grosse esperienze, per un locale nel centro storico veneziano. Quel giorno avevo consegnato almeno una decina di curriculum in diversi locali».

Sul suo profilo molti interventi a favore, ma anche molti insulti. Che effetto le fa?

«Quello che fa più male è che a scrivermi che devo tornare al mio Paese, che sono una poco di buona, che non potrei mai lavorare in un locale perché non lo so fare o ho le unghie troppo lunghe sono anche mamme e papà che hanno figlie della mia età. Vorrei vedere loro al posto dei miei genitori se fosse capitato qualcosa di simile».



A proposito di genitori, i suoi come hanno preso l’intera faccenda?

«Molto male. Prima si sono scandalizzati, ora sono invece soprattutto preoccupati per me. Mi conoscono, sanno che sono una persona molto sensibile e che ha già vissuto situazioni simili in passato e hanno paura di quali potrebbero essere le mie reazioni».

Delle reazioni su Internet invece cosa ne pensi?

«Ringrazio tutti quelli che mi hanno dimostrato la loro vicinanza con messaggi e belle parole, anche magari offrendomi un impiego. A loro vorrei dire che però non era questa la mia intenzione: con il mio messaggio non volevo che l’attenzione fosse rivolta solo al mio caso, ma che fosse un esempio per far capire qual è la situazione generale in Italia per i giovani discriminati per il colore o altri motivi».

Da domani che cosa farà Judith?

«Torno a studiare, torno come prima a cercare lavoro. Non smetterò di cercare di capire chi è questa persona e perché si è comportata in questa maniera, anzi, spero proprio di trovarmelo di fronte a Venezia per riuscire almeno a rispondergli come non ho fatto quel giorno».—




 

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