«Gpl, manca la valutazione di impatto ambientale»

La perizia giurata è stata elaborata dagli esperti Marco Stevanin e Cinzia Ciarello  Secondo lo studio, la Città metropolitana si accontentò di uno screening a terra

CHIOGGIA

Inviata in Procura la perizia giurata elaborata dallo studio Terra di San Donà in cui si sostiene che l’impianto gpl doveva essere sottoposto a Valutazione di impatto ambientale (Via) per valutare tutti i rischi, dall’arrivo delle gasiere alla partenza delle autobotti.


Lo studio smonta le teorie della Città metropolitana, che decise di non sottoporre il progetto a Via accontentandosi di uno screening ambientale limitato alla sola area a terra. Motivo che ha indotto il comitato No Gpl a diffidare la Città metropolitana perché torni sui suoi passi e a inviarne copia alla Procura perché ne tenga conto nell’ambito dell’indagine penale aperta da tempo.

«Il nostro studio», spiegano Marco Stevanin e Cinzia Ciarello autori della perizia «considera la sola procedura di verifica di assoggettabilità a Via di competenza provinciale. Il nostro documento fornisce evidenza della sussistenza nel procedimento di tutta una serie di criticità e di aspetti di rilevante importanza, sulla sicurezza, non adeguatamente approfonditi e sviscerati, tali da rendere non ottemperabile la condizione cui è stata subordinata la decisione di non assoggettare il progetto a Via e a renderne necessario lo svolgimento».

Secondo la determina provinciale 333 del 2015 per il progetto era sufficiente uno screening ambientale rinviando la trattazione del transito delle navi gasiere a una fase successiva, in sede di approvazione delle varianti al Prg del porto.

«Lo screening», spiega l’architetto Stevanin, «ha considerato solo parte dell’impianto, omettendo completamente la trattazione del trasporto del gpl via mare e su strada e dei rischi connessi. Questo approccio disattende le definizioni stesse di progetto, installazione, stabilimento e impianto fornita dalla normativa di settore e il principio di non frazionamento che la normativa comunitaria sancisce alla base della valutazione ambientale delle opere. Nonostante i rischi per la salute e per l’ambiente correlati all’accadimento di incidenti costituiscano uno degli aspetti che devono essere valutati in sede di definizione delle caratteristiche degli impatti di un progetto, la commissione provinciale ha affrontato la tematica del rischio di incidenti in modo parziale e molto superficiale, escludendo la fase di trasporto via mare e via terra. Lacuna che diventa ancor più grave se si considera la presenza numerosa di elementi territoriali sensibili nelle vicinanze e la vocazione commerciale del porto».

La non assoggettabilità a Via era legata all’osservazione di alcune prescrizioni. «A distanza di più di tre anni», spiegano Stevanin e Ciarello, «nessun Piano di sicurezza è ancora stato redatto disattendendo la prescrizione. L’analisi preliminare di sicurezza redatta dalla ditta è risultata parziale e con lacune e criticità tali da inficiare la validità del documento. Senza Piano di sicurezza non è possibile produrre alcuna variante e quindi la condizione posta dalla determina provinciale non è stata ottemperata e ne consegue la necessità di svolgere una Via». —



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