Due giorni di mobilitazione a difesa della laguna di Venezia

Oggi ai Magazzini del Sale, a Dorsoduro, l'assemblea nazionale ”Contro le grandi opere a Venezia” e domani la manifestazione “No Grandi Navi” nel canale della Giudecca, con l’adesione di decine e decine di comitati, associazioni e fondazioni di tutta Italia.

VENEZIA. Oggi ai Magazzini del Sale, a Dorsoduro, l'assemblea nazionale ”Contro le grandi opere a Venezia” e domani la manifestazione “No Grandi Navi” nel canale della Giudecca, con l’adesione di decine e decine di comitati, associazioni e fondazioni di tutta Italia.

«Saranno due giorni all’insegna della difesa della laguna di Venezia e dei suoi fragili equilibri dall’assalto della lobby dei crocieristi che strumentalizzano la vocazione portuale di Venezia, inventando l’esistenza di migliaia di posti di lavoro nella croceristica che, in realtà sono molti di meno, quasi tutti stagionali e precari». L’immagine del bacino di San Marco con le gigantesche navi da crociera che navigano a poche decine di metri da piazza San Marco è ormai diventata il simbolo dei movimenti che si battono in ogni angolo d’Italia contro «opere e affari che mettono a rischio l’ambiente e la salute pubblica». Un esempio concreto, secondo l’Associazione Ambiente Venezia è «l’ipotizzato passaggio delle grandi navi da crociera dalla bocca di Malamocco per imboccare il Canale dei Petroli e poi il Vittorio Emmanuele per arrivare alla stazione marittima di S. Marta o a quella, ipotizzata, sul canale nord di Porto Marghera o al terminal traghetti di Fusina».

«Allargare il canale dei Petroli e scavare vecchi canali, come il Vittorio Emanuele» spiega il portavoce dell’associazione Ambiente Venezia, Luciano Mazzolin «per far transitare le grandi navi da crociera comporta non solo lo scavo di milioni di tonnellate di fanghi, più o meno contaminati da conferire in un luogo appropriato, ma porterebbe anche negli anni alla totale distruzione di quanto è rimasto nella Laguna centrale, facendola diventare un braccio di mare con profondità di diversi metri». A sostegno di queste affermazioni, l’associazione Ambiente Venezia ripropone video, foto e studi sullo spostamento: «di immensi volumi d’acqua (circa 100.000 metri cubi) e sull’effetto idrodinamico distruttivo sugli argini del canale dei Petroli già provocato dalle navi da crociera e da quelle commerciali».
La protesta prende di mira anche il presidente dell’Autorità Portuale, Musolino, che «ha già avviato una serie di carotaggi per valutare il livello di inquinamento dei fanghi dei fondali del Vittorio Emanuele che dovrebbero essere scavati, pur non sapendo ancora dove metterli in sicurezza ai quali si aggiungerebbe una quantità ancora maggiore di quelli scavati per allargare il canale dei Petroli. Ambiente Venezia riporta gli studi dell’architetto Gianni Fabbri, secondo cui se si procedesse all’escavo dei 10 km del canale dei Petroli, con fondali insufficiente per le grandi navi, e del Vittorio Emanuele che è interrato da anni , ci saranno 6 o 7 milioni di metri cubi di fanghi da asportare e aumenteranno in modo catastrofico i processi erosivi della laguna centrale». —
 

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