Pagati interessi da capogiro per aumentare il giro d’affari

Nella rete sono finiti anche numerosi investitori già travolti dagli scandali della banche venete che speravano di recuperare in fretta le perdite subite 

PORDENONE. «La platea si sta ingigantendo». In cinque parole l’avvocato Luca Pavanetto di San Donà, fiduciario dell’Adusbef per il Veneto orientale, sintetizza efficacemente la portata del maxi-raggiro ricondotto dalla Finanza al trader portogruarese Fabio Gaiatto, 43 anni, in cella per associazione per delinquere, truffa aggravata, abusiva attività di gestione del risparmio e autoriciclaggio. Un caso che di giorno in giorno si allarga a un numero sempre maggiore di persone, risparmiatori che avevano affidato i propri quattrini alla Venice Investment e alle sue società satellite. Oltre tremila i casi segnalati complessivamente, per un totale di 72 milioni di euro di “fatturato”.

Ma non soltanto: «Le ultime querele – afferma il legale sandonatese – le abbiamo presentate a nome di residenti in Emilia Romagna, ma anche in Olanda e addirittura in Madagascar».


Vicende in molti dai risvolti drammatici, come quella di alcuni risparmiatori rimasti travolti dagli scandali Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che avevano svuotato le tasche degli ultimi soldi per investirli nella speranza di recuperare le perdite. O quella della pensionata disperata, che aveva acceso un mutuo bancario per finire inconsapevolmente nella rete, convinta da amici o parenti che si erano visti accreditare in conto corrente interessi spropositati nei primi mesi di investimento».

«Già – conferma Pavanetto – perché i truffatori avevano investito quasi 5 dei 72 milioni raccolti per pagare le “royalties” ai procacciatori d’affari, e ben 28 milioni per versare interessi da sogno ai primi investitori, che sull’onda emozionale persuadevano amici e parenti della bontà dell’affare, magari mostrando l’auto nuova appena comprata, con l’illusione di rientrare presto della somma spesa. Il passaparola, insomma, è stato un’arma devastante, gestita con cinismo e furbizia». Gaiatto aveva addirittura confidato ai clienti l’intenzione di creare un nuovo polo bancario, una società finanziaria, e a questo scopo aveva acquisito un immobile da un milione di euro.

«Riceveva le persone a casa sua, presentava loro la sua famiglia, era rassicurante, instaurava rapporti di fiducia. Coinvolgeva risparmiatori di ogni classe sociale, dall’operaio al medico, raccogliendo somme dai 10 mila fino anche a 3-400 mila euro».



I truffati, inizialmente increduli e smarriti, adesso sono esacerbati. «Personalmente – chiosa l’avvocato Pavanetto – ho ricevuto circa duecento denunce. A ognuna delle persone che si è rivolta al mio studio legale ho detto di confidare nell’ottimo lavoro che sta svolgendo la Procura di Pordenone insieme con la Guardia di Finanza, una garanzia. È intervenuta tempestivamente e, a mio giudizio, sta indagando in modo molto efficace. I primi sequestri disposti fanno ben sperare sul possibile recupero delle somme perdute». —


 

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