Venezia, le biblioteche e i tesori nascosti di carta e inchiostro

Fino al 4 ottobre, alla Hugo Pratt del Lido, in mostra gli scatti realizzati da Giorgio Bombieri: «Sono luoghi vivi ma poco conosciuti»

LIDO DI VENEZIA. Un viaggio in sessantaquattro fotografie, alla scoperta di tesori di carta e inchiostro custoditi all’interno di scrigni sparsi per il Comune di Venezia. “Venezia e le sue biblioteche. Ad comunem hominium utilitatem” è l’ultimo lavoro del fotografo Giorgio Bombieri.

Raccolte in un libro pubblicato a gennaio 2018, una selezione di immagini sarà in mostra alla biblioteca Hugo Pratt del Lido a partire da oggi e fino al 4 ottobre (l’ingresso è libero, questi gli orari: lunedì dalle 12 alle 18; martedì e mercoledì dalle 9 alle 18; giovedì e venerdì dalle 9 alle 14).


Il fotografo veneziano ha raccontato la vita di alcuni luoghi di cultura tra Venezia e Mestre. Sono tredici: la biblioteca Querini, la Marciana, la Cini, il Marcianum, la Hugo Pratt, la Biennale, la Cini, San Lazzaro degli Armeni, San Francesco della Vigna, le biblioteche universitaria di Iuav e Ca’Foscari in via Torino, e ancora Marghera e Vez a Mestre. Per ognuna c’è una scheda iniziale che racconta il patrimonio librario e la sua storia.

Il progetto nasce tre anni fa insieme a Michele Casarin, direttore del settore Cultura del Comune di Venezia, Giuseppe Saccà, storico contemporaneo, e Barbara Vanin, direttrice di Vez. Ci sono voluti circa cinque mesi per raccogliere tutto il materiale. Come spiega lo stesso fotografo, la scelta si è basata su canoni estetici e architettonici. L’intento è rivelare un patrimonio culturale, storico, artistico, monumentale e sociale che si intreccia ad un’eredità passata ancora in dialogo con il presente.



«Scegliendo di comunicare attraverso il linguaggio della fotografia», scrive Michele Casarin nella prefazione del libro, «abbiamo privilegiato le biblioteche che potessero mostrare più agevolmente il loro lato scenografico e spettacolare. Il nostro intento non era quello di essere esaustivi e di realizzare una sorta di catalogo completo, piuttosto di offrire un’occasione di riflessione sulle biblioteche, sulla loro importanza nel loro interagire con la città».

Le istantanee catturano scene di quotidianità bibliotecaria: giovani chini sui libri tra scaffali ricolmi, corridoi vuoti dove sembra di percepire con gli occhi il silenzio che si deve ad un luogo sacro di lettura. Ma anche un contesto architettonico capace di rinnovarsi negli anni e di dialogare con il tessuto urbano.

Ecco allora che la mostra diventa quasi una guida “turistica” alternativa per scoprire una Venezia diversa dalla sua stessa cartolina. Una città che è, e rimane, patrimonio comune di tutti. Lo conferma lo stesso titolo dell’esposizione. “Ad comunem hominium utilitatem”, infatti, fu la donazione di volumi realizzata nel 1468 dal Cardinale Bessarione. Da quel tesoro, a distanza di circa un secolo, sorse la Marciana.

«Sono luoghi presenti e ancora vivi nella nostra città», conferma Bombieri, «ma poco visitati. E non solo dai turisti: spesso le nostre biblioteche sono sconosciute agli stessi residenti». Eppure il rapporto tra il numero di abitanti che risiedono nel Comune e quello di volumi farebbe pensare a una grande metropoli. Come riporta la prefazione della raccolta fotografica, sono 119 le biblioteche di Venezia. Si dividono per ogni genere e dimensione: nazionali, universitarie, private, civiche, per ragazzi, scolastiche, d’istituto, di famiglia, ecclesiastiche.

Una ricchezza che ha stupito lo stesso Bombieri. «Un numero così alto» dice, «dà l’impressione di vivere in una città da un milione di abitanti. In realtà, siamo sempre a Venezia». Con le sue dinamiche, e i suoi fenomeni, tra cui lo spopolamento.

E infatti, l’occhio di Bombieri non si è lasciato sfuggire quest’ultimo aspetto. L’impressione», conclude, «è che tante biblioteche siano senza utenti. Sono tesori che in pochi conoscono, ma di cui bisognerebbe mettersi a caccia. Trovare queste biblioteche negli angoli sperduti di Venezia è stato emozionante. Un po’ come trovare piccoli tesori nascosti».



 

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