Catena umana per salvare dall'acqua 700 tele di Adriano Pavan

San Donà, l’allagamento dell’appartamento sopra lo studio del pittore ha messo a rischio le centinaia di opere

SAN DONA'. A rischio centinaia di opere del pittore Adriano Pavan, memoria storica e artistica di un fiume Piave che ormai non c’è più. Era quasi l’ora di cena giovedì sera quando nella centralissima via Jesolo un tubo dell’acqua di un appartamento al piano superiore dello studio di Pavan si è rotto, allagando le stanze in cui erano custodite le sue tele più significative, dalle quali non si era mai voluto separare, e quelle più recenti, che non erano ancora state esposte: in tutto quasi 700, ovvero il lavoro di una vita.

Quando l’artista locale ultraottantenne, noto in tutta Italia per i suoi verdi paesaggi fluviali e che in gioventù ha esposto tra gli altri con Sironi, Carrà e De Pisis, si è accorto di quello che stava accadendo, si è sentito mancare. L’acqua aveva già intriso il soffitto e le gocce cadevano come se piovesse ristagnando sul pavimento e bagnando tutti i quadri poggiati a terra. Provvidenziale l’intervento degli altri condomini e di alcuni parenti subito accorsi. Qualcuno ha chiuso l’acqua dell’appartamento, la cui proprietà era irraggiungibile per motivi di salute e gli affittuari assenti, mentre qualcun altro ha creato una catena umana per passarsi le tele di mano in mano e metterle in salvo dentro un garage offerto da un vicino.



C’era chi scopava l’acqua, chi svuotava secchi, chi asciugava delicatamente la pittura, chi ancora strappava dai quadri già dotati di cornice il cartone sul retro ormai inzuppato.

Una persona reggeva una scala poggiata sul pavimento scivoloso e faceva luce con una torcia, mentre un’altra armata di martello e scalpello praticava dei buchi sul soffitto, dal quale anziché gocce hanno iniziato a cadere veri e propri rivoli.



Il solaio, infatti, si era riempito d’acqua e bisognava forare le pignatte per agevolare un deflusso più rapido in punti precisi. Il fatto che nonostante questo intervento il giorno dopo l’acqua continuasse a cadere dal soffitto, lascia intendere la gravità della situazione.

Purtroppo decine e decine di serigrafie, pile di libri e cataloghi e alcune tele sono andati irrimediabilmente distrutti, ma la maggior parte delle opere è stata salvata dall’aiuto spontaneo di vicimi, amicie parenti.

«Voglio esprimere tutta la mia gratitudine alle persone che mi hanno aiutato», ha detto commosso il pittore. «Alla mia età non so come farò a spostare i miei quadri da un’altra parte. Per sistemare i locali, infatti, bisognerà svuotarli. Mi sento come se il lavoro di una vita intera dedicata all’arte avesse perso valore. Ma sono comunque grato a tutti». —


 

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