In cella per lo stupro di Jesolo, l'uomo è accusato anche di furto

Momo Gueye ha cercato di impossessarsi dello zaino di due ragazze, nei guai anche per aver fornito un nome falso

LIDO. Quaranta giorni prima di rimbalzare all’onore delle cronache nazionali perché accusato di aver stuprato una 15enne giuliana in spiaggia a Jesolo, Mohamed “Momo” Gueye avrebbe compiuto un furto, avrebbe tentato di metterne a segno un altro e quando le forze dell’ordine gli avevano chiesto le generalità, avrebbe dato uno dei suoi tanti alias.

Di questi reati lo accusa il sostituto procuratore Paolo Fietta, che ha fatto notificare in carcere al 25enne senegalese l’avviso di chiusura delle indagini, l’atto che normalmente precede la richiesta di rinvio a giudizio. Era la sera del Redentore, il 14 luglio scorso. Al Blue Moon al Lido era in corso una festa per salutare la “Notte famosissima” tanto cara ai veneziani. Gueye, secondo l’accusa, si era intrufolato alla festa e il suo obiettivo non sarebbe stato quello di trascorrere qualche ora di divertimento con gli amici. Il senegalese, infatti, avrebbe puntato agli zainetti delle persone che stavano partecipando all’evento.

Stando alla ricostruzione fatta dalle forze dell’ordine, il 25enne senegalese sarebbe riuscito in un primo momento a prenderne uno, cercando di allontanarsi senza dare nell’occhio. Ma la proprietaria, una ragazza, se n’era accorta ed era riuscita a fermare “Momo” prima che il furto andasse in porto. Il senegalese, tuttavia, non si era arreso. Aveva puntato ad un altro zainetto ed era riuscito a prenderlo. Ma nel frattempo era arrivata la polizia che lo aveva fermato.

Nel corso del controllo, il cellulare all’interno dello zainetto che Gueye aveva con sé aveva iniziato a suonare. A farlo squillare, il proprietario dello zainetto e dello smartphone che, accortosi del furto, stava cercando di rintracciare quanto in suo possesso. All’interno dello zainetto, oltre al cellulare, c’erano i soldi e i documenti del ragazzo. In un primo tempo agli agenti Gueye aveva fornito un altro nominativo, uno di quelli che comunemente usava per sfuggire al fatto che su di lui pendeva il divieto di dimora nel Veneziano per fatti precedenti.

Le indagini avevano portato velocemente gli investigatori a risalire alla reale identità di “Momo”, tanto che il sostituto procuratore titolare del fascicolo ha già fatto notificare la chiusura indagini all’indagato che ora potrà presentare memorie o farsi interrogare per fornire la propria versione dei fatti. Le accuse di cui il senegalese sarà chiamato a rispondere sono furto, tentato furto e dichiarazione di generalità false.

Quanto all’accusa ben più pesante di violenza sessuale sulla 15enne, le indagini coordinate dal sostituto procuratore Massimo Michelozzi sono in corso. Gli inquirenti ritengono di avere prove schiaccianti contro il senegalese, ma la certezza si avrà solo con i risultati del test del Dna. Dal canto suo, davanti al giudice Gueye si è dichiarato innocente, sostenendo sì di aver avuto un rapporto sessuale con la ragazza, ma che lei era consenziente e che gli aveva detto di essere maggiorenne. Il giudice, sostenendo la pericolosità e il pericolo di fuga, aveva confermato il carcere. La difesa ha presentato istanza al Riesame, in discussione prossimamente. —


 

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