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«Ho ucciso tua figlia perché la legge l’aiuta»

L’assassino ha telefonato alla suocera per annunciarle il delitto della ex moglie. La Procura: fatto tutto il possibile

dolo

Il caso, dal punto di vista giudiziario, è pressoché chiuso. Dopo aver freddato con tre colpi di pistola la ex moglie Tanja Dugalic, operaia serba di 33 anni, venerdì mattina in zona industriale a Lonigo (Vicenza), Zoran Lukijanovic, connazionale di 41 anni, di professione autotrasportatore, ha finito la sua parabola di follia nell’area di servizio Arino Est sull’A4, sparandosi in testa. Morto il reo, i reati si estinguono. Ma il pm Fabrizio Celenza, titolare del fascicolo per quanto avv ...

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Il caso, dal punto di vista giudiziario, è pressoché chiuso. Dopo aver freddato con tre colpi di pistola la ex moglie Tanja Dugalic, operaia serba di 33 anni, venerdì mattina in zona industriale a Lonigo (Vicenza), Zoran Lukijanovic, connazionale di 41 anni, di professione autotrasportatore, ha finito la sua parabola di follia nell’area di servizio Arino Est sull’A4, sparandosi in testa. Morto il reo, i reati si estinguono. Ma il pm Fabrizio Celenza, titolare del fascicolo per quanto avvenuto nel Veneziano, ha comunque disposto l’autopsia sulla salma di Lukijanovic, che sarà eseguita nel tardo pomeriggio di lunedì dal medico legale Rossella Snenghi. C’è poi il capitolo pistola. Di certo il 41enne non aveva il porto d’armi. La pistola che ha usato, una Crvena Zastava semiautomatica calibro 7,65 non italiana, non aveva la matricola abrasa. Dove se l’era procurata Lukijanovic? L’ipotesi su cui stanno lavorando gli investigatori è che l’abbia presa in Serbia, dov’era fuggito evadendo dai domiciliari, e dov’è rimasto fino a giovedì sera, quando era tornato in Italia. Forse l’arma era nelle disponibilità di un parente.

Messo in atto il suo piano, Lukijanovic ha tenuto l’ultimo colpo per sé. Nella Passat dove si è sparato, stando col sedile reclinato, ha lasciato le foto di famiglia e un biglietto in serbo (scritto in caratteri latini). In auto aveva un carico di alimentari di marca serba e vari vestiti, quasi avesse vissuto in macchina per giorni.

le 17 telefonate

«Ho ucciso tua figlia perché la legge comunque le è sempre favorevole, aiuta sempre le donne. Tanja avrebbe dovuto ritirare le denunce». Poco dopo avere ammazzato sua moglie, Lukijanovic ha chiamato la suocera per dirle queste drammatiche parole. Non è però l’unica telefonata fatta dall’assassino in fuga. Sarebbero state 17. La prima a sua madre Dusa, per annunciarle che aveva messo fine alla vita di Tanja e si sarebbe ucciso. La donna, sconvolta, aveva subito contattato la consuocera a Orgiano, dove poco prima Zoran aveva suonato insistentemente il campanello sperando di poter prendere con sé la figlioletta, come aveva urlato dalla strada. Ma la nonna, che era con lei, non gli aveva aperto la porta. E poi erano scattate le chiamate, molte a vuoto.

Con la pistola appoggiata sul sedile del passeggero della sua Volkswagen Passat, il killer ha contattato pure un amico: «Ho fatto un macello, sto andando verso il Brennero». Forse un depistaggio. Poi a ripetizione ha chiamato la suocera. Prima per annunciarle il delitto, poi per dirle di avere solo sparato alle gambe di Tanja, che era stata accompagnata in ospedale con l’ambulanza. E infine: «No, l’ho ammazzata», aggiungendo la propria teoria sulla legislazione italiana in tema di separazioni. Alle telefonate successive, la donna non ha più voluto rispondere.

Una telecamera ha ripreso la scena: l’uomo ha sbarrato la strada alla Fiat Punto della donna. Lei si è fermata e lui è salito a bordo, forse già minacciandola con l’arma. La tragedia è stata immortalata da una seconda telecamera, quella di un capannone utilizzato come tempio sikh. Pure due automobilisti hanno assistito alla scena, attoniti.

la procura: «fatto il possibile»

Divieti di avvicinamento, carcere, arresti domiciliari. E poi ancora l’obbligo di stare lontano dalla sua ex, ma con la possibilità di andare a lavorare per mantenere anche la sua figlioletta. E in mezzo, oltre ad un’aggressione e ad alcune telefonate minacciose, il pentimento, il pagamento del risarcimento danni, la dimostrazione palese della volontà di porre fine alle violenze. È stato questo il complesso iter giudiziario che aveva seguito Lukijanovic prima di ammazzare la sua ex moglie. «Di più non si poteva fare», ha spiegato ieri la pm Maria Elena Pinna, «Tutto ragionevolmente faceva supporre che lui si fosse calmato, almeno fino a luglio. La sua collaborazione, che oggi possiamo definire solo apparente, sembrava sincera». —

Rubina Bon

Diego Neri

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