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«Controllate quei ponti fatti con materiali scadenti»

Danilo Menegazzo 50 anni fa ha lavorato per costruire le strutture sull’Idrovia «Sul mio camion vedevo i carichi di sabbia e terriccio mescolati per risparmiare»





«La stabilità dei ponti sull’idrovia va controllata con estrema attenzione. Sono stati costruiti mezzo secolo fa ma soprattutto sono stati fatti con materiali scadenti». A lanciare l’allerta è Danilo Menegazzo, 89 anni, ex partigiano, tecnico all’Arsenale e autista di camion dal dopo guerra fino agli anni 80.

Danilo Menegazzo il suo paese e la Riviera li conosce benissimo e sa come in quegli anni si lavorava e la sua memoria storica, dopo le ultime polemiche scoppiate sulla sicurezza delle op ...

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«La stabilità dei ponti sull’idrovia va controllata con estrema attenzione. Sono stati costruiti mezzo secolo fa ma soprattutto sono stati fatti con materiali scadenti». A lanciare l’allerta è Danilo Menegazzo, 89 anni, ex partigiano, tecnico all’Arsenale e autista di camion dal dopo guerra fino agli anni 80.

Danilo Menegazzo il suo paese e la Riviera li conosce benissimo e sa come in quegli anni si lavorava e la sua memoria storica, dopo le ultime polemiche scoppiate sulla sicurezza delle opere, è lucidissima.

«Purtroppo molte infrastrutture venivano fatte in quegli anni in Riviera del Brenta e nel Miranese con del materiale di scarsa qualità», spiega Menegazzo, «Ricordo che furono scavate cave in via delle Prete , nell’area di via Nuova e una a Bojon vicino alla linea della “Littorina”. Dovevano servire per la sabbia per le costruzioni. Ma di sabbia in quel terreno per fare il cemento ce ne era ben poca. Erano cave argillose. Si trattava al più di terriccio misto a sabbia. A quell’epoca c’era un detto fra noi camionisti e gli operai edili “acqua e sabiòn (cioè sabbia di scarsa qualità) ingrassa el paròn”».

Menegazzo ricorda che lui e i colleghi autisti che caricavano quei materiali per costruire case e condomini (come le Vaschette a Marghera) ma soprattutto i ponti dell’idrovia, spiegavano e confessavano che erano gli stessi imprenditori che consigliavano di acquistare e caricare questi “sabbioni” nelle cave locali per spendere poco.

«Controlli a quel tempo», continua Menegazzo, «ce n’erano gran pochi e ora anche dopo i fatti di Genova, c’è da riflettere e da fare attentissime verifiche sui ponti dell’idrovia». Per Danilo Menegazzo ora tutto è cambiato, ci sono più controlli nelle nuove opere ma è dovere di chi ha memoria storica di quegli anni «ricordare come si costruivano opere e case spesso in quegli anni, quando anche lavorare in questo modo sembrava regolare».

Sulla stabilità dei ponti sull’idrovia anche di via Arzerini nelle scorse settimane anche il sindaco di Camponogara Giampietro Menin aveva chiesto a Regione e Città metropolitana chiarimenti e interventi in tempi rapidi. —