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Safilo, la tensione cresce Si temono cento esuberi

La crisi del marchio storico dell’occhialeria italiana si riflette sullo stabilimento di Tabina. A inizio ottobre l’incontro decisivo con Trocchia

SANTA MARIA DI SALA

Sale la tensione alla Safilo di Santa Maria di Sala. Si fa sempre più concreto, dopo le preoccupazioni che arrivano dagli altri siti del gruppo dell’occhialeria, come ad esempio quello di Belluno, che anche nel miranese, vista la complicata situazione aziendale, cali la scure dei tagli con più di 100 esuberi, cioè persone assunte per la maggior parte a tempo indeterminato, ora a rischio licenziamento.

«C’è forte preoccupazione per la situazione in cui si trovano a lavorare ...

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SANTA MARIA DI SALA

Sale la tensione alla Safilo di Santa Maria di Sala. Si fa sempre più concreto, dopo le preoccupazioni che arrivano dagli altri siti del gruppo dell’occhialeria, come ad esempio quello di Belluno, che anche nel miranese, vista la complicata situazione aziendale, cali la scure dei tagli con più di 100 esuberi, cioè persone assunte per la maggior parte a tempo indeterminato, ora a rischio licenziamento.

«C’è forte preoccupazione per la situazione in cui si trovano a lavorare gli oltre 600 dipendenti di Safilo», ammette Davide Camuccio della direzione Fictem Cgil, «chiediamo all’azienda di fare chiarezza sui tagli che intende fare qui».

Per inizio ottobre sindacati e Rsu hanno programmato un incontro con l’amministratore delegato Angelo Trocchia. «Se a Belluno sono preoccupati», spiega Camuccio, «a Santa Maria di Sala lo siamo di più. All’amministratore delegato chiederemo spiegazioni precise e anche vorremo capire quali investimenti intende fare sul nostro sito visto che oltre ai risparmi per 70 milioni ha parlato anche di un piano di investimenti per 80».

Ad ora si sa che il grosso del risparmio costi avverrà nella parte produttiva e di costi generali. La macchina produttiva di Safilo ha sette stabilimenti in tutto, 4 unità produttive in Italia e circa 4mila operai, è settata su un giro d’affari che sta tra 1, 6 e 1, 8 miliardi. Nel primo semestre il calo delle vendite è stato di un altro 10 per cento rispetto al 2017.

Fra le note positive c’è che non ci saranno ancora le giornate di blocco produttivo che avevano caratterizzato la prima parte dell’anno. Nel primo semestre infatti l’azienda aveva lasciato a casa oltre un centinaio di precari.

Ora per Safilo ci sono delle scadenze importanti nei prossimi mesi sia dal punto di vista bancario sia dal punto di vista del piano ristrutturazioni. «Da queste scelte», sottolineano le Rapresentanze sindacali unitarie, «arriveranno risposte anche per Santa Maria di Sala. Speriamo non si tratti di esuberi». —

Alessandro Abbadir

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