«Ecco come proteggiamo le grandi tele di Tintoretto»

I capolavori del grande pittore stanno arrivando in città da tutto il mondo La direttrice dei Musei civici racconta segreti e accortezze per tutelarle al meglio 



«Ogni volta è come aprire la caverna di Aladino e rimanere incantati dallo splendore del tesoro». Gabriella Belli, direttrice dei Musei Civici, non ha dubbi. Uno dei momenti più emozionanti della realizzazione di una mostra è quando si aprono le casse che custodiscono le opere d’arte.


Manca poco all’apertura del 7 settembre di «Tintoretto 1519-1594» a Palazzo Ducale e, giorno dopo giorno, arrivano i capolavori del veneziano Jacopo Robusti, figlio di un tintore. «Non ci si abitua mai» racconta «In particolare questa volta, quando vediamo tornare dipinti che sappiamo essere stati realizzati qui, carichi di un valore affettivo speciale, come l’atteso Susanna e i Vecchioni da Vienna». La mostra ospiterà 50 tele e 20 disegni provenienti da Venezia e da collezioni e musei europei e americani.

Come avviene il trasporto? Belli spiega che ogni dipinto ha una sua propria tessera sanitaria, una grande fotografia dell’opera su cui viene applicato un foglio di carta velina lucida che riporta minuziosamente tutte le caratteristiche del quadro. Prima di partire il dipinto viene fotografato e imballato con la sua struttura in apposite casse, fatte in genere di legno trattato e ignifugo. Tale operazione viene svolta davanti a uno storico dell’arte o a un restauratore del museo di provenienza che dal quel momento non si staccherà più dall’opera e sarà il suo angelo custode.

«Il trasporto avviene sempre con camion speciali se è in Europa e con aerei, altrettanto speciali, che arrivano a Milano o Venezia» prosegue la direttrice «Quando si tratta di una mostra in terraferma il rischio è quasi pari a zero. Ovviamente a Venezia è più complesso, ma devo dire che le aziende che se ne occupano hanno ormai un livello di professionalità altissimo. Da quando è nata la Biennale, nel 1895, le tecniche si sono raffinate e ora sono al top».

Una volta caricate sui camion le opere viaggiano fino al Tronchetto. Qui entrano in campo le aziende specializzate veneziane che le trasportano dal camion su una chiatta, in genere all’alba, quando c’è meno traffico acqueo e una temperatura più fresca. In questo caso arrivano a Palazzo Ducale dalla porta acquea per poi essere trasportate nelle apposite sale, seguite subito dal restauratore o curatore della mostra di destinazione. Anche in questo frangente vengono utilizzati dei provvedimenti ad hoc: «Le casse» continua Belli «vengono posizionate su delle strutture con delle gomme, studiate proprio per il pavimento del Ducale e poi portate nella stanza dove staranno dalle 24 alle 48 ore per acclimatarsi». La temperatura standard è 22° (può oscillare dai 20° ai 24°), mentre il livello di umidità è del 50% (il range va dal 45% al 55%).

Quando tutte queste condizioni sono raggiunte, allora ci si prepara al momento tanto atteso, quello dell’apertura della cassa e delle verifica delle condizioni, eseguita verificando tutti i dettagli della cosiddetta tessera sanitaria. «È come se ogni volta fosse la prima volta» conclude Belli «Non ci si abitua mai allo stupore di vedere l’apertura della cassa». L’operazione di apertura dura fino a tre ore ed è seguita da una squadra di tecnici, esperti di arte e di tutto il personale che serve per creare quel momento unico: l’incontro tra l’opera e lo spettatore. —



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