Mestre, biliardino non autorizzato: «Pago la multa da 1400 euro e lo regalo»

rigettato il ricorso contro il prefetto, il gestore del Palco sanzionato cinque anni fa con 1400 euro dalla Polizia locale Ceolin: «Vicenda surreale>

MESTRE. «Eh, sì. Ora tocca farlo. Regaliamo vecchio, acciaccato, glorioso, fiero biliardino sprovvisto di gettoniera». Così Stefano Ceolin, gestore del locale Il Palco, dopo il rigetto del ricorso al Prefetto e la definitiva condanna a pagare la sanzione comminata dalla polizia local nel 2013 per l’utilizzo, senza autorizzazione, nel suo locale del biliardino. Il fatto che abbia tenuto molti lontano dalle slot (Ceolin faceva parte del movimento no-slot) non interessa a nessuno. Ora dovrà pagare una cifra ancora non ben quantificata che, alla fine, potrebbe aggirarsi sui 1.600-1.800 euro. Il caso del biliardino del Palco aveva suscitato parecchio clamore cinque anni fa, salendo alla ribalta nazionale. Per il biliardino, certo. Ma soprattutto perchè la scelta del biliardino era stata fatta in contrapposizione all’installazione di (più redditizie) slot.

L’ANTEFATTO


Il locale di Stefano Ceolin era stato sanzionato con 1.400 euro dai vigili per un calcetto balilla senza gettoni ma non autorizzato («erano stati gli stessi uffici comunali del Commercio, allora sopra il locale – ricorda il gestore – a decidere dopo varie consultazioni che non serviva l’autorizzazione visto che non c’erano i gettoni come prevedeva la modulistica e dunque la finalità non era di lucro»). Dopo le scuse ufficiali dell’allora sindaco Giorgio Orsoni e del Prefetto Domenico Cuttaia la vicenda sembrava conclusa con una partita tutti assieme al biliardino. Non solo. Grazie alla proposta di Confesercenti Venezia e del consigliere Gennaro Marotta, era stata approvata dal consiglio regionale una legge proprio per evitare questo genere di situazioni.

Il RIGETTO

Ieri la notizia che il ricorso, l’ultimo presentato da Ceolin, «è stato perso a favore dell’amministrazione». «Non ho ancora in mano la sentenza» spiega, «ma è solo una questione formale, perché mi è arrivata la comunicazione perentoria ad opera della Prefettura in riferimento alla sentenza del giudice di Pace che rigetta la mia opposizione nei riguardi del Prefetto e mi impone di pagare la multa e le spese di commissione. In sostanza non avrei saputo produrre la documentazione in mia difesa».



Prosegue: «Dopo il clamore, le scuse del sindaco e del prefetto, la legge approvata in Regione per prevenire o addirittura evitare per il futuro situazioni come quella che ho vissuto io, mi ero convinto che qualcuno in Comune avesse pagato la multa, che fosse andata diversamente. Invece l’epilogo è ancora più ridicolo della vicenda in sé, ed è la dimostrazione per cui la maggior parte cittadini fatica a credere nelle istituzioni. Non ce l’avevo allora con il prefetto, nè con l’amministrazione o con i vigili che agiscono perché mandati, è il sistema che è marcio, è un apparato burocratico che va avanti come un trattore che schiaccia tutto e tutti». Continua Ceolin: «Pago, ma potessi lo farei con tante monetine».



E c’è già chi vorrebbe lanciare la raccolta dei 2 cent per saldare la contravvenzione magari con tanti sacchetti di monetine. «Inoltre vorrei sapere, anche se sono conscio che l’effetto non sarebbe retroattivo, che fine ha fatto la legge regionale e se è stata recepita nei Comuni». Conclude Ceolin: «A questo punto forse solo il sindaco Luigi Brugnaro può fare qualche cosa». E mettere la parola “fine” a una vicenda che si trascina da troppi anni. —




 

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