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Due arresti e due denunciati per la truffa dei falsi incidenti

Si fingevano carabinieri e telefonavano agli anziani facendogli credere che i loro familiari erano finiti nei guai e che servivano soldi per mettere le cose a posto



PORTOGRUARO

Si è conclusa ieri all’alba con la cattura di padre e figlio residenti nell’hinterland napoletano e la denuncia di due loro collaboratori, l’inchiesta Jackal della compagnia dei carabinieri di Portogruaro, volta a disarticolare un sodalizio criminale responsabile del reato di truffa aggravata. Sono stati undici i colpi messi a segno in Veneto, Friuli e Puglia, e recuperati oltre 20 mila euro. Ai militari dell’Arma sono giunte le felicitazioni del comandante provinciale di Venezia, ...

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PORTOGRUARO

Si è conclusa ieri all’alba con la cattura di padre e figlio residenti nell’hinterland napoletano e la denuncia di due loro collaboratori, l’inchiesta Jackal della compagnia dei carabinieri di Portogruaro, volta a disarticolare un sodalizio criminale responsabile del reato di truffa aggravata. Sono stati undici i colpi messi a segno in Veneto, Friuli e Puglia, e recuperati oltre 20 mila euro. Ai militari dell’Arma sono giunte le felicitazioni del comandante provinciale di Venezia, il colonnello Claudio Lunardo.

In manette sono finiti Ciro Gallo, 52 anni, e il figlio Mario Gallo, 29. Si spostavano a centinaia di chilometri di distanza per non farsi scoprire e utilizzavano automobili attraverso servizi a noleggio. Attraverso una squadra di telefonisti facevano contattare, consultando le Pagine Bianche, persone potevano sembrare vulnerabili. I tentativi al giorno sfioravano quota 120. I telefonisti si spacciavano come avvocati o carabinieri e riferivano che il figlio del loro interlocutore era stato arrestato per aver causato un incidente o era stato vittima di un sinistro stradale, adducendo in un caso il pagamento di una cauzione e nell’altro il saldo per le pratiche assicurative.

Carpita la fiducia della vittima, e facendo leva sulla loro emotività, i banditi entravano in azione. «Erano molto precisi. Inoltre», aggiungono il comandante, maggiore Michele Laghi e il luogotenente e capo della Radiomobile Gianmarco Geminiani, «utilizzavano il time-out della telefonata. Chiamavano la vittima mantenendo aperta la conversazione telefonica. Così facendo quando la vittima alzava la cornetta per avvertire le forze dell’ordine o dare l’allarme, invece di trovarsi dall’altro capo della cornetta i veri carabinieri conversavano nuovamente con i banditi, che si fingevano militari di stazione».

Il primo colpo venne messo a San Stino il 24 ottobre 2017. A Ceggia il 15 novembre hanno spillato a una donna di 69 anni, 4.700 euro in contanti e 5.000 euro in gioielli. Hanno agito poi a San Donà il 29 novembre, quando furono sorpresi dal nipote della vittima, spintonato a terra. L’ultimo episodio è avvenuto a Scorzè l’8 gennaio scorso, quando furono portati via 2.100 euro.

« È stato terribile», ha riferito una vittima, la signora Franca di Casarsa, «mi avevano detto che mio figlio era morto. Mi hanno portato via oro per 1.500 euro e il mio bancomat, da cui hanno prelevato oltre 400 euro. Mio figlio mi ha convinto a presentarmi dai carabinieri».

Leonardo Musdace e Eduardo Cannavacciuolo anche loro napoletani, sono in carcere per tecniche di truffa simili, a seguito di una indagine del pm pordenonese Monica Carraturo. Cannavacciuolo è stato riconosciuto come uno dei telefonisti della batteria dei Gallo.—