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«Moto ondoso, sbagliato annullare le multe così si trasforma la laguna in una giungla»

Il provveditore alle Opere pubbliche contro la decisione del giudice di pace: «Il Comune ha applicato una legge dello Stato»

di Roberta De Rossi
2 minuti di lettura

VENEZIA. «Che la magistratura annulli le multe per moto ondoso mi pare un’assurdità, se eccesso di velocità c’è stato: il Comune rileva la violazione di una legge dello Stato, la stessa che contesterebbe la nostra Polizia lagunare. Quelle barche correvano troppo? Allora annullare queste sanzioni mi pare solo un modo di legalizzare la giungla. Detto questo, c’è da aggiungere che da anni diciamo al Comune - e lo hanno detto anche sentenze - che l’acqua è tutta di proprietà dello Stato. Quindi, come noi e la Capitaneria di porto già facciamo, anche il Comune dovrebbe versare allo Stato gli incassi delle sanzioni per violazioni al codice della navigazione, anche se rilevate sui canali interni alla città e di sua competenza: il Comune non possiede l’acqua».

Il provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti commenta così la notizia delle 13 sanzioni per eccesso di velocità comminate dalla Polizia locale a tassisti, lancioni e diportisti fotografati dal telelaser della pattuglia alle Fondamente Nuove, mentre sfrecciavano lungo il canale che porta all’aeroporto. Una vera e propria autostrada. I giudici di pace hanno accolto i ricorsi, sostenendo che essendo quelle acque di competenza dell’ex magistrato alle Acque, solo il Provveditorato può incassare quelle sanzioni e non il Comune, che gli dovrebbe girare i verbali di contestazione.

La posizione del provveditore Linetti è duplice: da una parte spiega che «una violazione è una violazione, non è importante chi la rileva, ma che venga multato chi la fa, oppure è una giungla». Dall’altra, però, sostiene che tutti i soldi in sanzioni per violazioni in laguna di Venezia, vadano comunque versati allo Stato.

«L’abbiamo detto in tutti i modi al Comune, negli anni, ma o sono distratti o non capiscono», spiega il provveditore, «per opportunità, la vigilanza sulle acque di Venezia è divisa tra noi in laguna, la Capitaneria di porto sui canali marittimi e il Comune, per i rii interni alla città. Ma tutta l’acqua è demanio dello Stato e, quindi, è allo Stato che devono andare tutti i soldi delle sanzioni: noi e la Capitaneria mica ce li teniamo». Detto questo, il Provveditorato è in grado di fare controlli? «Abbiamo il nostro servizio di Polizia lagunare», commenta Linetti, «ma certo è ridotto all’osso con 10 persone: facciamo i controlli che riusciamo fare». Resta il problema grave di un traffico acqueo che spesso viola le regole, provocando moto ondoso, danni all’ambiente e alla sicurezza.

«Se c’ è una violazione va perseguita, da chiunque la rilevi: la legge è una sola e la situazione del moto ondoso, grave. Certo, bisognerebbe che più della punizione ci fosse l’educazione, amore per l’ambiente e un naturale rispetto delle regole da parte di chi va in barca. Se ora ci si mette anche la magistratura ad annullare le sanzioni, è uno schiaffo in faccia». —


 

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