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Moto ondoso, il Comune di Venezia può multare, ma non riscuotere

Annullati in Tribunale i verbali che i vigili avevano elevato a tassisti fermati nei canali di competenza del Provveditorato

Venezia, traffico "autostradale" tra i canali

VENEZIA. Annullate a tassisti, diportisti, granturismo (sinora) 13 multe per moto ondoso, sulle quali ora il Comune deve pure pagare le spese di lite: 300 euro per ognuna delle 13 sanzioni cancellate dal giudice di pace. Il motivo? La mancata giurisdizione di Ca’ Farsetti su acque di competenza di altri enti: in questi casi, il Provveditorato alle opere pubbl ...

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Venezia, traffico "autostradale" tra i canali

VENEZIA. Annullate a tassisti, diportisti, granturismo (sinora) 13 multe per moto ondoso, sulle quali ora il Comune deve pure pagare le spese di lite: 300 euro per ognuna delle 13 sanzioni cancellate dal giudice di pace. Il motivo? La mancata giurisdizione di Ca’ Farsetti su acque di competenza di altri enti: in questi casi, il Provveditorato alle opere pubbliche ex Magistrato alle Acque.



Che alcuni canali siano delle vere e proprie trafficatissime “autostrade” con un moto ondoso da maremoto - come quello diretto all’aeroporto o anche il Bacino San Marco - è evidenza sotto gli occhi di chiunque.

Come pure che tutto si plachi quando i vigili urbani prendono posizione all’altezza delle Fondamente Nuove o altrove: ma il Comune non può sanzionare le barche che corrono lungo canali non “suoi”, di competenza del Provveditorato Opere pubbliche (la laguna) o della Capitaneria (quelli attraversati dalle navi, Bacino di San Marco compreso).

Lo hanno stabilito 13 sentenze dei giudici di pace, che hanno annullato le sanzioni e condannato il Comune di Venezia a risarcire le spese legali, tanto che in questi giorni d’agosto sono state pubblicate le determine dirigenziali di pagamento per 4 mila euro, a favore dei legali.



«I giudici di Pace di Venezia hanno accolto i ricorsi di diportisti e di operatori nel settore della navigazione», spiega l’avvocato Jacopo Molina, che ha patrocinato la gran parte dei ricorsi, «accogliendo l’eccezione di incompetenza che abbiamo sollevato, per cui il Comune di Venezia può sì elevare verbali in acque non di propria competenza, ma poi non può ricevere gli scritti difensivi, adottare ordinanze e, soprattutto, farsi pagare le multe, in quanto si tratta di acque di competenza del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Veneto.

Invece, in questi casi, l’amministrazione ha allegato al verbale di contestazione anche il bollettino per il pagamento della sanzione a favore dello stesso Comune: questo costituisce un indebito, un non dovuto, appunto, non ha competenza».

«La legge regionale 366/63», si legge in una delle sentenze della giudice Tiziana Cristante, «aveva attribuito all’ex Magistrato alle acque la sorveglianza sull’intera laguna (...) e la giurisdizione sulla navigazione nella laguna di Venezia, con esclusione dei canali marittimi di competenza dell’Amministrazione Marittima. All’interno dell’ex Magistrato (ora Provveditorato alle Opere pubbliche) era presente un corpo di Polizia lagunare che prestava - e presta - servizio per la prevenzione e repressione del moto ondoso (...) va da sé che per violazioni amministrative la podestà sanzionatoria spetti, nella fattispecie, al Magistrato alle acqua ora Provveditorato». Dunque, si restringe il margine di azione del Comune, che può sì fare i verbali, ma poi deve passarli di mano per le sanzioni. «È come se il Comune sottraesse denaro allo Stato», conclude Molina, che da parte sua fa anche contestazioni «sull’asserito eccesso di velocità con macchina fotografica e non con strumento omologato». —