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Luna chiama Terra: la cronaca irrompe alla Mostra del Cinema

First Man apre la 75ma Mostra del Cinema

Venezia 75, First Man e Sulla mia pelle aprono le sezioni principali. Ecco tutti i film che rileggono la realtà

VENEZIA. Non solo uomini sulla Luna. Alla Mostra del Cinema l’assenza di gravità del film di apertura “First Man” è compensata dal peso, spesso tragico, di altri uomini e storie che attraversano un programma in cui i drammi, di ieri e di oggi, abbandonano la consistenza stellare dell’esordio per farsi concreti, epidermici.

'Il primo uomo', Ryan Gosling sulla luna nel film di Damien Chazelle - trailer

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VENEZIA. Non solo uomini sulla Luna. Alla Mostra del Cinema l’assenza di gravità del film di apertura “First Man” è compensata dal peso, spesso tragico, di altri uomini e storie che attraversano un programma in cui i drammi, di ieri e di oggi, abbandonano la consistenza stellare dell’esordio per farsi concreti, epidermici.

'Il primo uomo', Ryan Gosling sulla luna nel film di Damien Chazelle - trailer

Luna chiama Terra: nello stesso giorno in cui l’astronauta Neil Armstrong/Ryan Gosling attraversa lo schermo della Sala Grande, la sezione Orizzonti apre con la vicenda di Stefano Cucchi (Sulla mia pelle), i suoi ultimi giorni di vita, il suo corpo così leggero eppure simbolo di una tragedia pesantissima personale e nazionale. Come quella che Greengrass riprende in “22 July” (Concorso) in cui ricostruisce minuziosamente la strage di Utoya del 2011 quando il giovane estremista Breivik uccise 77 persone.

La deriva social

Cronaca cui si ispirano molte opere dell’edizione 75 della Mostra, capaci di muovere dal particolare per riflettere sui grandi temi dell’attualità: la questione razziale, la violenza sulle donne, la politica, la deriva social.

Roberto Minervini si chiede cosa ne sarà del mondo (“What you gonna do when the world’s on fire” - Concorso) raccontando la discriminazione nella comunità afroamericana del Sud degli Stati Uniti, dopo le brutali uccisioni di giovani neri.

Un’America in cui si riaccende con veemenza il conflitto sociale lungo la spina dorsale delle comunità rurali che il grande documentarista Wiseman analizza in “Monrovia, Indiana” (Fuori Concorso), scoprendo le ragioni della vittoria di Trump, convitato di pietra nella conversazione tra il suo ideologo - Steve Bannon - e il regista Errol Morris nel doc fuori concorso “American Dharma”, riflessione sugli ideali che possono distorcersi in modi diversi.

Come nei due poliziotti dalle maniere forti interpretati dalla coppia Gibson/Vaughn in “Dragged across concrete” (Fuori Concorso) o, all’estremo, nelle ragazze di Charles Manson (Charlie says, Orizzonti), plagiate dal fascino del mostro.

Donne veicolo di violenza ma, sopratutto, vittime della stessa, nella società patriarcale indiana del film di esordio di Ivan Ayr (Soni, Orizzonti), nella Nigeria della tratta sessuale (Joy, Giornate degli Autori) e nella guerra in Siria dove la condizione femminile è dramma nel dramma (The day I lost my shadow, Orizzonti).

Conflitti e stragi

Conflitti di oggi (ancora Siria in “Isis, tomorrow. The lost soul of Mosul” dei due reporter italiani Mannocchi/Romenzi) e di ieri come il massacro di Manchester del 1819 che Mike Leigh riporta alla memoria in “Peterloo”.

Con uno sguardo sociale che allora aveva nella estensione dei diritti il suo obiettivo e che oggi si misura con altri problemi, quelli della rivoluzione digitale su cui riflette in forma di commedia Oliver Assayas in “Doubles vies” (Concorso) sull’editoria ai tempi dei social.

O, ancora, dissidi mai sopiti, come nell’Argentina post dittatura (“La quietud”, Fuori Concorso) e nei territori arabo-israeliani con la doppia testimonianza del suo cantore per eccellenza, Amos Gitai. Perché la Luna su cui si aprirà il Festival è ancora troppo distante e indifferente dai dolori e della sofferenze di questo mondo.