Il fotografo Alex Ruffini e la sua battaglia contro il cancro «Esorcizzo la malattia a ritmo di rock»

Conosciuto per i suoi scatti alle rockstar, adesso è famoso per aver trasformato la malattia in un mondo di solidarietà e amicizia

Fuck the cancer, la battaglia del fotografo delle rock star contro la malattia

VENEZIA. La prima cosa che ho fatto è stata quella di chiamare i miei tre fratelli dicendo loro: se dovete venire a trovarmi per piangere è meglio che restiate a casa. Dovete venire qui a farmi ridere, a portare positività. Niente tristezza, quando si ride si è più forti anche fisicamente. Poi visto che in molti in isola mi guardavano strano e mi facevano domande altrettanto strane sul mio colorito, altri mi evitavano e non si fermavano più a salutarmi o a scambiare quattro chiacchiere come prima, ho deciso di comunicarlo ufficialmente a tutti su Fb: sì ho il cancro».

Alex Ruffini abita a Sacca Fisola, in uno dei palazzi anni Sessanta che fanno tanto terraferma in questo angolo di laguna. Alex è molto famoso nel mondo della fotografia di gruppi rock, o meglio, come dice lui, della «vera musica rock». Da un anno, sul suo profilo Facebook, tiene un diario quotidiano della lotta che sta combattendo contro il cancro. Lo fa alla sua maniera immergendosi nel modo che predilige fin da ragazzino: il rock.

«Non ero convinto del tutto che il mondo che ho fotografato in questi anni fosse vero, è pur sempre il mondo dello spettacolo. E invece mi devo ricredere, ho trovato tanta di quell’umanità che uno non si immagina nemmeno. Ho trovato delle vere persone. Nei primi giorni seguiti all’annuncio pubblico che ho il cancro ho chiesto agli amici di scrivermi delle lettere. Non dei messaggi su messanger, sul cellulare oppure su whatsapp. No, volevo delle lettere vere, dei disegni, un pezzo di carta. Anche qui non pensavo di avere così tanti amici anche tra i grandi del mio rock, gente nei confronti dei quali non sono nessuno. Sono arrivate e continuano ad arrivare valanghe di lettere». «Pensieri scritti su qualsiasi materiale possibile», continua Ruffini, «poi sanno che sono un collezionista ossessivo di cimeli del rock dai plettri alle bacchette per suonare la batteria, dalle chitarre ai dischi e alle foto autografate dai vari miei idoli. E sono arrivati altre centinaia di oggetti di ogni genere».

La casa di Alex si può dire che sia foderata di rock. Dalle immagini dei suoi amici dei Kiss al chitarrista Bonamassa, senza dimenticare gli Europe, Jovanotti o la Pfm. Gente che ha incontrato e che ha fotografato e che lo rispetta come professionista e come uomo. Per capirlo basta seguire il suo profilo Facebook dove spesso, questi idoli, lasciano messaggi vocali, video o immagini con dedica al fotografo. In uno scatolone ha raccolto tutti i pass che gli sono serviti per entrare a concerti o palazzetti, per lavoro. Ha una parete di dischi e chitarre sparse ovunque. Pezzi unici regalati o comprati e poi migliaia di plettri e bacchette. Tutti autografati.

«Condividere stati d’animo e deperimento fisico dovuto alla chemio è anche un modo per esorcizzare il male. E un modo per trovare la forza. Ironizzo parecchio come quando dico che ho l’effetto “chemio dance”. Quando devo sottopormi al trattamento, infatti, non so mai come sarò dopo. Quelle sostanze ti fanno letteralmente ballare. è come finire sotto ad un trattore, vomito anche per un giorno intero. In questo anno ho ricevuto parecchio da persone da cui non mi aspettava nulla. Da altri invece indifferenza e distacco». Molte persone che seguono la sua storia su Fb gli sono grati anche perché grazie a lui e al suo diario hanno imparato a rendere relative molte cose che sembravano insormontabili. Per questo ora Alex Ruffini vuole trasformare questo anno in qualche cosa di utile ad altre persone. «Stiamo lavorando ad un progetto che partendo dal web sia da aiuto a chi voglia condividere la sua solitudine dovuta al cancro. È solo questione di tempo».


 

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