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«Da ragazzo girava col coltello» Poi le estorsioni e l’omicidio

Il ritratto di Natalino Boscolo Zemello, l’uomo che ha ucciso la moglie Maila massacrandola di botte. La pesca di frodo, le risse: «Era violento e pericoloso»

CHIOGGIA. Emergono sempre nuovi particolari sulla vita di Natalino Boscolo Zemello, il trentacinquenne di Chioggia che ha massacrato e ucciso di botte la moglie Maila Beccarello. Particolari che disegnano un ritratto inquietante dell’uomo a cominciare anche da un’infanzia tutt’altro che agevole.

Figlio di genitori non particolarmente abbienti che sbarcavano il lunario pescando con una barchetta in laguna e vendendo sulle rive di Sottomarina il frutto della loro attività lavorativa. Poca roba, ...

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CHIOGGIA. Emergono sempre nuovi particolari sulla vita di Natalino Boscolo Zemello, il trentacinquenne di Chioggia che ha massacrato e ucciso di botte la moglie Maila Beccarello. Particolari che disegnano un ritratto inquietante dell’uomo a cominciare anche da un’infanzia tutt’altro che agevole.

Figlio di genitori non particolarmente abbienti che sbarcavano il lunario pescando con una barchetta in laguna e vendendo sulle rive di Sottomarina il frutto della loro attività lavorativa. Poca roba, poco denaro e dei figli comunque da mantenere. Già durante gli anni scolastici Natalino viene descritto come un tipo irascibile, tenuto sotto controllo dagli insegnanti di sostegno.

Poi, da adolescente, le cose non sono certo cambiante, anzi si può dire che siano addirittura peggiorate.

«Quando eravamo ragazzi», racconta un suo conoscente che vuole mantenere l’anonimato, «conoscevo molto bene Natalino Boscolo. Frequentavamo entrambi il bar Laguna, sulle rive di Sottomarina, poco dopo Corte Granda, verso San Felice, e come spesso capita tra ragazzini si discuteva e non era nemmeno raro che poi la discussione sfociasse in litigi, a volte anche pesanti. Mi ricordo che un giorno Natalino aveva litigato con un mio amico e, quando sembrava che si fosse calmato, era scappato via per tornare dopo pochi minuti brandendo un coltello, con la seria intenzione di voler uccidere il mio amico che aveva avuto l’alterco con lui. Per fortuna siamo intervenuti e siamo riusciti a calmare gli animi e a farlo ragionare, ma ce la siamo vista abbastanza brutta. Questo per dire che Natalino, anche quando era giovanissimo, in pratica un ragazzino, era una persona molto pericolosa». Una storia di degrado, povertà, emarginazione, l’ambiente favorevole per molti casi di devianza sociale.

Il giovane aveva poi anche provato a redimersi, cercando di guadagnarsi da vivere con la pesca di frodo, una vera panacea per molti personaggi poco raccomandabili e che, soprattutto negli anni ’90 e all’inizio del nuovo secolo, aveva ridotto di molto la delinquenza in città. Ma grazie a quel fisico possente si era introdotto nel mondo delle estorsioni che gli è costato anche l’arresto.

Nel frattempo il padre è morto e la madre, che qualche anno prima aveva ricevuto un maxirisarcimento dopo essere stata coinvolta in un incidente stradale, si è trasferita presso la casa di riposo “Felice Federico Casson” , nella residenza “Il Girasole” , a Sottomarina, dove risiede tuttora e chissà se è stata informata su cosa ha combinato il figlio Natalino, ora rinchiuso nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia. —