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«Ci vuole la pena di morte per questo criminale non basta la prigione»

C’è poca voglia di parlare ma prevale la rabbia soprattutto tra gli uomini in molti si chiedono perché non si è intervenuti prima 

Cavarzere

Silenzio. Quasi nessuno ha voglia di parlare a Cavarzere. L’omicidio di Maila Beccarello ha choccato un intero paese che il giorno dopo appare semi deserto. Fa caldo, poche le persone in giro per le strade. E i pochi che s’incontrano vanno di fretta. Chi si ferma per un secondo non ha molta voglia di commentare, gli altri non sanno, non conoscono, vengono da fuori. Per trovare qualcuno disposto a parlare bisogna andare nei pochi bar aperti anche ad agosto. Sui tavoli, i giornali so ...

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Cavarzere

Silenzio. Quasi nessuno ha voglia di parlare a Cavarzere. L’omicidio di Maila Beccarello ha choccato un intero paese che il giorno dopo appare semi deserto. Fa caldo, poche le persone in giro per le strade. E i pochi che s’incontrano vanno di fretta. Chi si ferma per un secondo non ha molta voglia di commentare, gli altri non sanno, non conoscono, vengono da fuori. Per trovare qualcuno disposto a parlare bisogna andare nei pochi bar aperti anche ad agosto. Sui tavoli, i giornali sono aperti sulle pagine che raccontano di Maila e del suo assassinio. Le donne presenti restano in silenzio, solo qualche uomo inizia a parlare. È tutto un misto di incredulità e rabbia nei confronti di Natalino.

Pochi quelli che spendono parole di pietà per Maila. «È un mostro, spero che il Signore se lo prenda presto», dice uno. Un altro invoca la pena di morte: «Andrebbe giustiziato immediatamente, troppo comodo stare tutta la vita in prigione con vitto e alloggio pagati». «Starà in galera qualche anno, vedrai che uscirà presto per buona condotta e lo rivedremo in giro per le nostre strade» gli replica l’amico. Sono in tanti a pensarla così, e quasi tutti si scagliano contro una giustizia che non è stata in grado di proteggere Maila. «Com’è possibile che le forze dell’ordine non sapessero nulla?», si chiede un anziano, «quel delinquente era ai domiciliari, non ci credo che non fossero mai arrivate segnalazioni di maltrattamenti». Le signore sedute al bar continuano a restare in silenzio. Bisogna andare fuori dai supermercati e dai negozi per sentire voci al femminile.

«È una cosa terribile quella che è successa, penso a quella povera ragazza, ammazzata in quel modo: aveva ancora tutta la vita davanti» dice una signora. «Una cosa del genere lascia sgomenti» prosegue una sua amica, «non si pensa mai che fatti del genere possano accadere a due passi da casa tua». Cavarzere è un piccolo centro, si conoscono tutti e l’idea che un delitto così efferato sia accaduto in una realtà come questa ha lasciato tutti increduli.

Un gruppo di adolescenti è seduto su delle panchine. Stavolta sono le ragazze a prendere la parola. «Purtroppo si sentono tanti casi di donne ammazzate dal compagno», racconta la più giovane. «Ma sembrano sempre fatti lontani. Invece stavolta è accaduto qui, a casa nostra, sono sconvolta. Si deve fare qualcosa, non bastano parole o fiaccolate».

Una sua compagna le fa eco: «Sono d’accordo, basta parole è ora che si faccia qualcosa. Mi viene da piangere se penso a come è stata uccisa». Poi il gruppo si alza dalla panchina, e si allontana nel caldo che avvolge le vie del paese. La piazza è vuota. Se qualcuno venisse da fuori gli potrebbe sembrare un piccolo angolo di quiete. Ci sono solo alcuni anziani che passeggiano. E attorno silenzio. —