Mestre, raddoppio del Pronto soccorso: Cgil boccia il progetto Dal Ben

Giordano e Busato: «Allargare i muri non basta per limitare i codici bianchi. Serve una rivoluzione culturale e bisogna investire sulla medicina territoriale»

MESTRE. Un nuovo edificio per ingrandire il Pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo. La proposta di Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell’Uls 3 Serenissima, confermata l’altro ieri alla terza commissione comunale, fa discutere. «Se allarghiamo solo gli spazi saranno sempre di più i cittadini a recarsi al pronto soccorso. Meglio ripensare la medicina territoriale», ribattono Daniele Giordano, segretario generale della Fp Cgil e Marco Busato, responsabile Sanità del sindacato.

I due sindacalisti ricordano che l’Angelo è nato con un progetto di finanza, nel lontano, 2002, che ha determinato «un indebitamento significativo della sanità veneziana. Una scelta che come Cgil sono anni che contestiamo e su cui da tempo abbiamo chiesto un intervento drastico per la revisione dei canoni di concessione, anche attraverso strumenti legislativi regionali». Il canone di partenza era di quasi 55 milioni di euro l’anno.


«Basta fare una visita anche “turistica” all’Angelo per rendersi conto delle criticità», dicono Giordano e Busato che concordano con Dal Ben sulla scelta di «fare causa al raggruppamento di imprese con il risultato, almeno simbolico, di avere una piccola riduzione del costo del canone», ma sul progetto del nuovo Pronto soccorso mettono le mani avanti. Servono, dicono, «ulteriori risorse pubbliche e contemporaneamente stiamo prendendo atto del fallimento della nostra sanità territoriale».

Per la Fp Cgil l’Usl stessa a questo punto «giudica fallimentare per carenze strutturali un progetto recente» come il progetto di finanza che pesa troppo sulle casse dell’azienda sanitaria. «Dal nostro punto di vista se si considera fallimentare il progetto sul piano strutturale non si può che chiamare in causa i responsabili di fronte alla magistratura, anche contabile».

E proseguono: «Se è una carenza di programmazione e di servizi nel territorio, dobbiamo necessariamente chiamare in causa l’assenza regionale nell’assistenza territoriale e nella costruzione delle medicine di gruppo. In particolare la fallimentare gestione delle medicine, seppur sostenuta da significativi investimenti regionali con circa 50 milioni, va affrontata urgentemente». E ribadiscono: «Possiamo allargare i muri ma se si continua a determinare che sono i Pronto Soccorso a seguire i codici bianchi in ospedale, dare il messaggio ai cittadini che si allargheranno gli spazi sembra un incentivo a recarsi lì invece che dal proprio medico di base».

Piuttosto, continuano, servono «accordi coi medici di medicina generale, le medicine di gruppo, i distretti con personale in numero adeguato, l’assistenza domiciliare integrata e le cure palliative, aperta 7 giorni su sette con i lavoratori necessari. Una grande opera culturale». La Cgil chiede lumi a Dal Ben anche sul Pronto soccorso di Dolo, «dove i lavori sono stati bloccati e si continua a mantenere un tendone come parte del Pronto Soccorso che non siamo sicuri sia degno di una sanità di eccellenza». —


 

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