Massacrò di botte la madre e picchiò anche i nonni non può essere processato

Il perito del tribunale ha stabilito che il giovane ha la sindrome del sosia e per questo è incapace   di intendere e volere 

cavallino

Lo scorso febbraio aveva aggredito la mamma, mandandola in Rianimazione, e i nonni, ferendo anche loro. In quelle tre persone, il 33enne di Cavallino, non vedeva i familiari, ma tre antagonisti che lo minacciavano e lo mettevano in pericolo. Chiuso nel suo mondo, si era a suo modo difeso. Si tratta della cosiddetta sindrome del sosia. Lo ha chiarito il perito Alessandro Marcolin, nominato dalla gip Barbara Lancieri nell’ambito del procedimento penale che vede il 33enne indagato per lesioni aggravate, sequestro di persona, resistenza a pubblico ufficiale. E per questo il perito, riconoscendo la sussistenza di un disturbo schizofreniforme, ha concluso per l’incapacità di intendere e volere dell’indagato al momento del fatto. «Tale condizione mentale ha determinato una alterazione del funzionamento della coscienza e del rapporto con la realtà nel momento del reato», scrive il perito nella relazione, evidenziando peraltro come il 33enne sia socialmente pericoloso ma teoricamente capace di partecipare consapevolmente al processo. Spiegando il disturbo, il professionista spiega che l’indagato si è costruito «un universo perturbante e minaccioso, abitato da persone a lui note e tuttavia diverse e irriconoscibili. La madre non gli appariva come tale, ma come una sosia, e così pure i nonni».


E poi ancora che fosse convinto come «sotto l’aspetto di sua madre si celasse un’altra persona, e quindi aveva deciso di colpirla, forse per verificarne l’identità nascosta». Il disturbo schizofreniforme rappresenta «il livello più acuto e più drammatico del suo grave disturbo mentale». «Avevano il loro aspetto, ma vedevo che non erano loro», aveva raccontato il 33enne durante la perizia psichiatrica, «Chiesi come stesse una persona che era morta per verificare se loro ne fossero al corrente. Ad alcune domande rispondevano in maniera giusta, ad altre no. Ho capito che qualcosa non andava e mi sono spaventato e agitato. Li ho colpiti e forse ho fatto male».

Nelle prossime settimane la gip dovrà fissare l’udienza preliminare nella quale, tenuto conto dell’incapacità di intendere e volere dell’imputato, procederà con la pronuncia di proscioglimento. I difensori del 33enne, gli avvocati Matteo Lazzaro e Damiano Danesin, hanno nominato come proprio consulente lo psichiatra Luca Sammicheli. Resta aperto il nodo della collocazione del 33enne, attualmente detenuto a Santa Maria Maggiore. È lo stesso perito a chiarire come la misura detentiva in questo caso non sia adeguata. Si è quindi messa in moto la macchina per ricercare una sistemazione adeguata, cosa non semplice tenuto conto da un lato della patologia del 33enne, dall’altro dell’assenza di disponibilità immediata nelle strutture contattate. —



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