Il Caf sbaglia i conti, l’Inps chiede indietro 5.000 euro

Una donna di 54 anni, cuoca part-time e invalida, si è rivolta all’Adico. Il centro assistenza fiscale aveva calcolato un limite di reddito più alto 

MARTELLAGO. Il Caf di Martellago fa un errore e una donna di Gardigiano si vede recapitare una lettera dell’Inps che le chiede di restituire 5 mila euro. E la signora, cuoca part-time, si rivolge all’Adico (Associazione difesa dei consumatori) per chiedere giustizia. L’episodio è iniziato quattro anni fa, a maggio 2014 e continuato per i successivi 12 mesi, quando la 54enne L.C. ha ricevuto l’assegno dall’ente previdenziale essendo invalida al 100% a causa di una recidiva. L’importo è di 500 euro. Poche settimane fa nella cassetta postale trova il documento dell’Inps, dove legge di dover riconsegnare 5.000 euro.

La donna resta ovviamente sorpresa, l’ente previdenziale evidenzia come la signora avesse un limite di reddito più alto rispetto a quello previsto dal contributo, 21 mila euro lordi anziché 16 mila.


«Il problema nasce dagli uffici Acli di via Friuli a Martellago», spiega il presidente di Adico Carlo Garofolini, «da dove è partita la richiesta dell’assegno di invalidità: l’operatore non ha tenuto conto del limite di reddito e ha inviato la domanda all’Inps. Che, comunque, ha accolto la richiesta concedendole l’assegno percepito da maggio 2014. Un anno dopo la donna ha fatto la revisione d’invalidità e da quel momento non avrebbe dovuto percepire più nulla. Invece ha ricevuto il contributo fino a settembre, anche se aveva avvertito l’ente previdenziale di non averne più diritto. Ora le chiedono 5 mila euro. E pensare che L.C. si era rivolta alle Acli solo per richiedere la legge 104, ed è stato l’operatore del Caf a suggerirle di chiedere pure l’assegno di invalidità, senza tenere conto dei limiti di reddito. L’operatore del Caf le ha negate», continua il presidente di Adico, «ma sono evidenti. Ha passato la palla all’Inps che, a nostro giudizio, avrebbe dovuto controllare se esistevano i requisiti per concedere l’assegno. Il patronato adesso farà la sua parte ma se ciò non accadesse, inviteremo l’Inps a concedere alla nostra socia delle rate a 60 mesi». —


 

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