L’operaio morto stritolato dal “ragno” i titolari patteggiano

L’incidente nel 2017 nell’autofficina: vittima Andrea Dalan Un anno e 3 mesi a Gianni Vivian, 7 mesi al figlio Michele 

MIRANO

Prima hanno risarcito la famiglia di Andrea Dalan, poi hanno potuto accedere al patteggiamento e chiudere così ogni pendenza per l’omicidio colposo sul lavoro del loro dipendente, stritolato tra i denti del “ragno” manovrato dal padre del titolare dell’autofficina Vivian, che si trova sulla strada che da Mira porta a Mirano. Ieri, davanti alla Gip Barbara Lancieri, la definizione del patteggiamento: un anno e 3 mesi per Gianni Vivian, che si trovava alla guida del mezzo, e 7 mesi per il figlio Michele, titolare dell’impresa.


Il terribile incidente sul lavoro risale al 16 gennaio 2017: in un primo momento, sembrava che l’uomo fosse caduto. A fare chiarezza sulla dinamica è stata la consulenza tecnica disposta dalla Pm Carlotta Franceschetti, che ha portato alla formulazione dell’accusa di omicidio colposo: l’uomo non era caduto, ma è stato stritolato dai denti del “ragno” manovrato all’interno dell’autodemolizione. Andrea Dalan aveva 40 anni e con la famiglia abitava ad Oriago.

La vicenda era apparsa subito complicata. In un primo momento, era stato riferito che l’operaio sarebbe caduto da solo dall’altezza di tre metri: ma i rilievi degli ispettori dello Spisal avevano subito evidenziato delle incongruenze rispetto a questa ricostruzione. La difesa ha sempre sostenuto che Gianni Vivian non si è assolutamente accorto dell’incidente. Secondo l’accusa mossa a padre e figlio dalla pm Franceschetti, i due «omettevano di effettuare la valutazione dei rischi connessi alle operazioni di immagazzinamento e di movimentazione dei motori; di formare e addestrare il personale in relazione alle condizioni di impiego delle attrezzature e alle situazioni anormali prevedibili; di mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate alle mansioni da svolgere. Con la conseguenza che mentre Andrea Dalan si era posto al di sotto della benna a polipo del caricatore Tabarelli T520 nell’intento di agganciarvi una catena nella quale era imbrigliato un motore, al fine di consentirne il sollevamento e la movimentazione, Gianni Vivian, in violazione delle prescrizioni di sicurezza riportate nel manuale d’uso, e omettendo di verificare che nell’area circostante il mezzo in azione non vi fossero persone al di sotto della distanza minima di sicurezza pari a 20 metri, azionava i rebbi della benna a polipo causando lo stritolamento del corpo di Andrea Dalan, che rimaneva stretto fra i rebbi chiusi, causandone il decesso per insufficienza cardiocircolatoria e respiratoria da shock emorragico acuto ed irreversibile in grave politraumatismo toracico». Nei mesi scorsi, i Vivian hanno risarcito i parenti dell’operaio, aprendo così la strada al patteggiamento. —



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