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Impiegati comunali sempre meno e più anziani «Servizi a rischio»

Studio della Cgil: in dieci anni 1800 lavoratori andranno in pensione, con gravi conseguenze. Picco a Torre di Mosto

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Lavoratori comunali? Sempre meno e sempre più anziani nell’area metropolitana veneziana. Ed entro dieci anni quasi 1.800 andranno in pensione. La Funzione pubblica della Cgil di Venezia ha analizzato i dati della Ragioneria territorale dello Stato andando a cercare dati sui Comuni e le Unioni di Comuni del territorio veneziano mettendo a raffronto le piante organiche degli enti in quattro anni, dal 2013 al 2016. Indagine che prende il via dal numero dei dipendenti comunali e dell’et ...

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Lavoratori comunali? Sempre meno e sempre più anziani nell’area metropolitana veneziana. Ed entro dieci anni quasi 1.800 andranno in pensione. La Funzione pubblica della Cgil di Venezia ha analizzato i dati della Ragioneria territorale dello Stato andando a cercare dati sui Comuni e le Unioni di Comuni del territorio veneziano mettendo a raffronto le piante organiche degli enti in quattro anni, dal 2013 al 2016. Indagine che prende il via dal numero dei dipendenti comunali e dell’età dei lavoratori.



In quattro anni il numero dei dipendenti comunali è calato, da 5.630 a 5.376 con una perdita di 254 addetti. 85 posti sono spariti solo negli ultimi due anni. In 24 Comuni ed Unioni su 47 enti (44 Comuni e 3 Unioni) il 30% dei lavoratori ha più di 55 anni. «Così è in pericolo nei prossimi dieci anni la tenuta dei servizi ai cittadini», segnala la Fp Cgil che ricorda il blocco imposto dalla normativa nazionale sul versante delle assunzioni. Ma i comunali, conferma la ricerca della Cgil, prima tappa di un analisi più lunga sui dipendenti pubblici che comprenderà anche altri dati, sono in calo costante. La riduzione media metropolitana è di meno 4,5%, conseguenza di scelte delle giunte comunali oltre che, ovviamente, del blocco del turn over.



Picchi più significativi a Torre di Mosto (-21,43%), Marcon (-12,7%), Concordia Sagittaria (-14,55%), Campagna Lupia (-13,34), Fiesso d’Artico (-13,64). La riduzione nei Comuni del Miranese è dovuta al trasferimento di parte del personale all’Unione, nata nel 2015. Ma i 52 dipendenti del nuovo ente «non mascherano la riduzione di personale nei Comuni che ammonta a -78 unità».



Sul versante anagrafico, emerge che l’11,3% dei dipendenti comunali ha dai 60 ai 64 anni e il 20,7% ha invece dai 55 ai 59 anni. Nei prossimi anni, spiega la Funzione pubblica Cgil, «andranno in pensione almeno 1.754 lavoratori che sono il 32,2% degli addetti». Un piccolo esercito di prossimi pensionati. Considerando le fasce d’età dai 55 ai 59 anni e dai 60 ai 64 anni nel biennio 2015/2016 si nota come il personale interessato all’uscita tra dieci anni aumenti del 2,11%. Anche l’età media dei lavoratori comunali conferma i timori: l’età media era di 49,99 anni nel 2013 ed è salita a 53,4 anni nel 2016 con il picco di 54,6 anni per gli uomini e di 52,2 anni per le donne.



Facendo una proiezione per i prossimi 10 anni, si legge nello studio della Cgil, è il comune di Cavarzere quello più esposto, con ben 32 lavoratori in uscita sui 55 complessivi in servizio (58,18%), seguito da Pramaggiore con 8 (57,14%) e Fossalta di Portogruaro con 11 (50%). Rilevante la situazione di Chioggia (42,06%) e San Stino di Livenza (44,44%). Anche il Comune capoluogo di Venezia dovrebbe preoccuparsi: il 33,30% dei lavoratori, pari a 970 uomini e donne, andrà in pensione entro 10 anni. «È allarmante che ben 24 Comuni su 44 hanno più del 30% di lavoratori over 55», dice la ricerca del sindacato. «È del tutto evidente che in queste realtà verranno ancor più pesantemente colpit i servizi ai cittadini determinando la chiusura di molte prestazioni o la loro esternalizzazione al privato», dice il sindacato.



Proprio l’altro ieri il segretario Daniele Giordano, polemizzando con la giunta Brugnaro sui numeri della stabilizzazione di precari, faceva notare che si assumano vigili ed educatori ma che ci sono settori della macchina comunale, dalle Anagrafi allo Stato civile, passando per le Politiche sociali, con organici ridotti all’osso. Questi numeri, dice la Fp Cgil, pongono il tema delle fusioni tra Comuni e del riordino istituzionale come una necessità non tanto politica, quanto di garanzia dei servizi ai cittadini, fermando il ricorso alla privatizzazione.



Da qui gli appelli lanciati a politici e sindaci. «Le forze politiche dovrebbero prendere atto di questi dati e fare scelte chiare per rinnovare e rilanciare le pubbliche amministrazioni che oggi, invece, sono consegnate ad un graduale declino, che pagheranno i cittadini». E ancora. «Come Cgil chiediamo ai sindaci della Cità metropolitana di fare fronte comune affinché si apra un vero confronto a livello territoriale per ricostruire una rete di servizi utili a garantire una qualità uniforme su tutto il territorio», dice il sindacato che sollecita «proposte chiare in Parlamento affinché vengano introdotti gli adeguati investimenti sul sistema degli enti locali per evitare pesantissime ricadute sulla popolazione». —