Una scuola di arabo per insegnanti e ragazzi di seconda generazione

Bimbi figli di immigrati e docenti a scuola di arabo per comprendere meglio la loro cultura d’origine. Al via l'iniziativa della docente di arabo Martina Baldan e dell'associazione Il Ponte di Dolo

DOLO. Bimbi figli di immigrati e docenti a scuola di arabo per comprendere meglio la loro cultura d’origine.

È l’iniziativa avviata a Dolo dalla docente si arabo Martina Baldan che l’ha organizzata insieme all’associazione culturale Il Ponte di Dolo di cui è segretario Samad eh– Ghanami. «L’intento», spiegano, «è quello di far conoscere ai ragazzi e ai docenti il mondo islamico». Spesso, pur avendo una scarsa competenza linguistica di base, i bambini giunti in Italia per motivi di ricongiungimento familiare, vengono inseriti nelle classi insieme ad allievi italiani. Questo genera in loro confusione e spaesamento, dovuto anche alle grosse differenze culturali.


I bambini nati e cresciuti in Italia affrontano difficoltà maggiori rispetto ai propri coetanei, visto che in famiglia viene parlata solo la variante dialettale dell’arabo. «L’arabo», spiega Baldan, «presenta aspetti linguistici propri, assenti in italiano e viceversa. La capacità del docente di immedesimarsi nella posizione dei bambini gli permette di comprendere l’origine dei principali errori d’ortografia e di prevenirne l’insorgenza con esercizi mirati». Le lezioni sono nell’area dell’ex Macello a Dolo ogni domenica dalle 10. 30 alle 13. L’ultima ora è dedicata alla religione musulmana. I paesi di provenienza sono Marocco, Senegal e Mali. La classe è mista come età. La maggioranza frequenta le elementari e la più piccolina ha cinque anni. —
 

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