Neonata tolta e poi riaffidata ai genitori: «Per noi due anni da incubo»

Il Tribunale dei minori aveva sospeso la potestà per un'ipotesi di maltrattamento Il papà: «Disarmati e terrorizzati, se qualcuno ha sbagliato adesso lo ammetta»

VENEZIA. «Disarmati, senza la possibilità di poterci difendere, accusati di ciò che è più infamante per dei genitori, maltrattare la propria figlia, e con il terrore di poterla perdere. Solo ora, dopo due anni, stiamo uscendo dall’incubo». A parlare è il papà della bambina, neonata all’epoca dei fatti, portata in ospedale con un taglio alla lingua e risultata positiva alla cocaina.

La segnalazione, partita dai medici dell’ospedale, era arrivata al tribunale dei Minori che aveva tolto la figlia ai genitori – una coppia residente nel Miranese – sospettandoli di maltrattamenti, salvo restituirla due mesi dopo, una volta accertato che non c’era stata alcuna violenza. Oggi, i genitori della piccola chiedono i danni all’ospedale di Padova. Gli avvocati Matteo Mion e Fiorenza Tomat hanno depositato il ricorso, dove si chiede una consulenza tecnica in ambito civile.


Tutto risale al gennaio del 2016. La bimba, che aveva poco più di un mese, era stata portata in un ospedale del Veneziano, dove la coppia risiede, con un taglio alla lingua e trasferita e operata in Azienda ospedaliera a Padova. I chirurghi avevano giudicato sospetta quella ferita, attribuita dalla mamma della piccina alla caduta dall’ovetto. La piccola inoltre era risultata positiva alla cocaina, mentre i genitori erano entrambi negativi. Per la coppia, era iniziato così il peggiore degli incubi: il tribunale dei Minori, a seguito della segnalazione partita da Padova, aveva sospeso la potestà genitoriale e affidato madre e figlia ad una comunità. Il tutto mentre la coppia spiegava disperata di amare la piccolina, di non aver mai usato alcuna violenza nei suoi confronti, di non aver mai utilizzato sostanze stupefacenti.

Solo dopo mesi la Procura del tribunale ordinario di Venezia ha dimostrato che mamma e papà dicevano il vero. Il perito, incaricato dal pm, non solo ha ritenuto la ferita alla lingua perfettamente compatibile con la caduta dall’ovetto, ma ha anche stabilito che la presenza di coca era a livelli talmente bassi da escluderne l’assunzione e da far prospettare semmai una contaminazione con l’ambiente (non escluso quello ospedaliero). La Procura ha così archiviato il caso. «Siamo stati ritenuti colpevoli da subito, non è accettabile. Mi sono trovato improvvisamente a poter vedere mia moglie e mia figlia 4 ore a settimana dentro una comunità», racconta il papà. «Fortunatamente siamo una coppia molto solida e siamo riusciti ad andare avanti, ma non c’è giorno che non pensiamo a quello che è successo. Siamo terrorizzati che la bambina si faccia male. Se qualcuno ha sbagliato vogliamo che lo ammetta». —




 

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