“Fili” non c’è più è annullato il festival legato alla Filanda

Il progetto era nato nel 2003 nel complesso Romanin Jacur L’assessora Muffato: «Diamo spazio alle tradizioni locali»

SALZANO

Annullato dopo 15 anni il progetto F.I.L.I., il festival estivo alla Filanda Romanin Jacur. L’acronimo F.I.L.I. sta per Filanda Idee Lavoro Identità. Teatro, danza, musica, fotografia, video, la storia del luogo tra lavoro operaio e produzione nei racconti delle ex filandine, un progetto fortemente radicato nel tessuto economico locale, finanziato anche da imprenditori del paese. «Ma una delle sorprese straordinarie», recita una nota dell’associazione Echidna di Mirano, anima organizzativa del progetto, «è stata la collaborazione dei cittadini salzanesi nel 2010 nell’ospitare nelle proprie abitazioni una trentina di artisti provenienti da varie parti d’Italia durante un’edizione difficile per la scarsità di risorse pubbliche dal titolo “Atti d’amore”».


“Fili” non c’è più. È un peccato. Siamo tutti più poveri quando chiude un teatro, una libreria, un festival – a Venezia e Mestre, negli ultimi anni il teatro Fondamenta Nuove, la Murata, l’Aurora. “Fili” è nato nel 2003 come progetto legato al rilancio del bellissimo spazio della Filanda Romanin Jacur, il gioiello di Salzano, con un modello di politica culturale che coinvolgeva pubblico e privato, associazioni, artisti veneti e nazionali. Alla Filanda negli anni sono passati tra gli altri Philippe Daverio, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Giuliana Musso (prima nazionale dello spettacolo La fabbrica dei preti), Roberto Citran, Vasco Mirandola, Giuliano Scabia, le compagnie di danza contemporanea Sosta Palmizi, Art(h)emigra Satellite, Balletto Civile, il regista Armando Punzo, gli scrittori Tiziano Scarpa e Paolo Rumiz. Nel 2006 è stato realizzato un “Laboratorio sulla memoria” con Ascanio Celestini con ex filandine, da cui è nato il cd Il Filo del discorso. Le varie edizioni sono state sostenute da molte aziende e imprenditori locali, tanto che – sottolinea Echidna nella nota – «le risorse impiegate dall’amministrazione comunale erano una minima parte: nei 10 anni (2006-2016, “Fili” non c’è stato neanche l’anno scorso) il Comune ha impegnato un decimo delle risorse necessarie per la realizzazione.

«Sin dall’inizio», replica l’assessora alla Cultura Michela Muffato, «l’amministrazione ha avuto come stella polare il cambiamento: non significa un giudizio negativo del passato, ma una diversa visione delle cose. La nostra scelta è dare precedenza alle associazioni del Comune rispetto a soggetti esterni, affinché la cultura e la tradizione locale possano portare un valore aggiunto alla comunità mediante manifestazioni organizzate dai cittadini stessi, promuovendo una proposta culturale allargata e non ad esclusiva di pochi».

Curioso: era proprio il progetto “Fili”. —



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