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Mose, fessurazioni sui cassoni: a rischio la tenuta sott'acqua

I segni tracciati dai periti sulle fessurazioni del cassone nel cantiere del Mose

Lo scrivono in un libro gli ingegneri Manzone e Lovisari, dopo le perizie. Sotto accusa le imprese (Mantovani, Condotte e Fincosit) che li hanno realizzati

VENEZIA. I cassoni del Mose sono a rischio fessurazione. Fenomeni ripetuti, riscontrati in fase di costruzione. Una nuova criticità, fin qui mai segnalata, del sistema Mose. Che potrebbe metterne a rischio la tenuta adesso che tutti i cassoni sono sott’acqua. La novità sta scritta in un libro che contiene le ultime perizie tecniche sulla grande opera. Lo firmano, con una procedura insolita, due consulenti del commissario straordinario che dal 2015 governa il Consorzio Venezia Nuova, l’ingegn ...

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VENEZIA. I cassoni del Mose sono a rischio fessurazione. Fenomeni ripetuti, riscontrati in fase di costruzione. Una nuova criticità, fin qui mai segnalata, del sistema Mose. Che potrebbe metterne a rischio la tenuta adesso che tutti i cassoni sono sott’acqua. La novità sta scritta in un libro che contiene le ultime perizie tecniche sulla grande opera. Lo firmano, con una procedura insolita, due consulenti del commissario straordinario che dal 2015 governa il Consorzio Venezia Nuova, l’ingegnere torinese Francesco Ossola.

Il libro. Autori del libro sono gli ingegneri Fabio Manzone, ingegnere del Politecnico di Torino che lavora insieme ad Ossola e ha collaborato con lui per la costruzione della copertura dello Juventus stadium e Sara Cristina Lovisari, nominata da Ossola consulente del Consorzio nel 2015. Adesso le perizie commissionate negli ultimi anni dai commissari – nemmeno disponibili sul sito del Consorzio – sono state pubblicate in un volume di 214 pagine. Breve storia illustrata del progetto Mose, come da tradizione. E poi alcuni capitoli firmati dagli ingegneri e dai periti.

Fessurazioni. Il primo riguarda appunto i «fenomeni di fessurazione dei cassoni». Bestioni lunghi 60 metri e larghi 50, alti 11 metri e mezzo e pesanti 20 mila tonnellate, allineati sui fondali per sostenere le 78 paratoie che si alzano in caso di acqua alta. Costruiti dalle imprese del Mose – Mantovani, Condotte e Fincosit nei cantieri di Santa Maria del Mare. «Riscontri di cantiere», si legge a pagina 147 della relazione degli ingegneri Giuseppe Mancini, Gabriele Bertagnoli, Francesco Tonolo, Marzia Malavisi e Nadia Zoratto, «hanno segnalato che solo il 5-10 per cento delle fessure rilevate aveva un’ampiezza superiore a 0,15 millimetri misura da progetto». Una realtà che invece preoccupa. Perché gli stessi consulenti del Consorzio segnalano una realtà tenuta nascosta fino ad oggi.

Criticità. Altri capitoli riguardano le «criticità» del progetto Mose, come le strutture metalliche e le cerniere, le paratoie. Molto spazio è dedicato al «sistema di monitoraggio» del Mose. Uno dei grandi problemi che stanno per arrivare, vista la necessità di controlli sulla tenuta dei materiali – in parte già deteriorati sott’acqua – e la continua manutenzione. Alla prima prova di sollevamento, lo scorso anno, le paratoie non avevano fatto rientro nel cassone di alloggiamento a causa dei detriti accumulati. Un particolare che non si trova nel volume dei periti. La nuova rivelazione delle fessurazioni aprirà presto un nuovo dibattito sulla tenuta del sistema. E anche sulla sua «stabilità dinamica», più volte contestata da ingegneri specialisti come Vincenzo Di Della, che ha inviato proprio in questi giorni un dossier e una richiesta di confronto pubblico al ministro Toninelli. Un altro dossier era stato inviato dagli stessi commissari, nominati nel 2015 dal presidente Anac Raffaele Cantone.
Adesso le nuove rivelazioni. Che si inseriscono in un panorama di rapporti piuttosto tesi fra i commissari Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola e il Provveditore alle Opere pubbliche, Roberto Linetti. Dopo tre anni di commissariamento le imprese hanno chiesto di poter tornare a lavorare. Dopo lo scandalo e l’inchiesta, dopo la scoperta di nuove criticità, il cammino della grande opera è andato via via rallentando. C’è da decidere sul futuro e soprattutto sull’«affare» della sua gestione, del monitoraggio e della manutenzione. —