Crisi aziendali dimezzate «Salvati da export e turismo»

Dodici le procedure aperte nel primo trimestre, ridotte anche le ore di Cigs «Ma molte fabbriche non sono state capaci di rinnovarsi e sono sparite»



Continua il trend economico positivo con una ulteriore diminuzione dell’avvio delle procedure di crisi aziendali, con il ricorso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione) e ai licenziamenti individuali e collettivi in provincia di Venezia e nel resto del Veneto. Un o degli esempi più significativi per Venezia è la Pilkington di Porto Marghera – controllata dalla multinazionale giapponese Nsg – che produce vetri speciali per l’edilizia e le auto: 5 anni fa aveva fermato il forno “float” e ricorso alla cassa integrazione straordinaria (con i contratti di solidarietà) e alla fine dell’anno scorso, con un investimento di 20 milioni di euro, lo ha riavviato, facendo tornare al lavoro i 130 dipendenti e assumendone dopo uno stage altri 60. Il report dell’agenzia Veneto Lavoro indica che nel primo trimestre del 2018 si sono dimezzate, con un totale di 12 comunicazioni di avvio delle procedure di crisi contro le 25 dello stesso periodo dell’anno precedente: in prevalenza appartengono ai settori metalmeccanico, edili e del tessime e abbigliamento.


Di conseguenza si è ridotto di oltre il 50 % anche il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (Cigs), in prevalenza con l’utilizzo dei contratti di solidarietà previsti dal Jobs Act dal 2015 che prevede i contratti di solidarietà come causa specifica di Cigs, incentivandoli in vari modi. Il ricorso alla Cigs è passato così da 1.335.499 ore nel primo trimestre dell’anno scorso alle 560. 995 dello stesso periodo di quest’anno. In riduzione pure il ricorso alla cassa integrazione ordinaria con 528.713 ore tra gennaio e marzo dell’anno scorso alle 497.260 del primo trimestre di quest’anno.

Per quanto riguarda la Cassa integrazione in deroga, dal 2018 non è più prevista, essendo sostituita dagli strumenti disciplinati con il Jobs Act, come il Fondo d’integrazione salariale. In flessione anche le procedure di licenziamenti individuali (per motivi economici o disciplinari) e collettivi passati da 1.755 del primo trimestre 2017 ai 1. 435 di quest’anno. «La riduzione delle procedure dovute a gravi e lunghe crisi aziendali è evidente», spiegano gli esperti dell’agenzia Veneto Lavoro, «ma va considerato il fatto che la riduzione del ricorso alle procedure di crisi aziendali è dovuto sì ad un miglioramento del quadro economico congiunturale, soprattutto grazie alle performance in crescita delle aziende che esportano o sono inserite nella filiera del turismo come ristorazione, alloggio, calzature e trasporti ma anche al fatto che alcune grandi aziende (come Montendison, Vinyls Italia (e Ineos), Acciarierie Beltrame, Alcoa e via dicendo, ndr) dopo anni di crisi con un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, non sono riuscite a riprendersi e hanno cessato definitivamente l’attività o si sono drasticamente ridimensionate. Va ricordato che dal 1 gennaio 2017, come previsto dalla legge di riforma (92/2012), l’istituto dell’indennità di mobilità è stato superato: ora quanti perdono il posto di lavoro a seguito sia di licenziamento individuale che di licenziamento collettivo entrano nel programma di sostegno dei disoccupati, il Naspi, gestito dai Centri per l’Impiego.

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