Venezia, altolà su Palazzo Gussoni: «Non può diventare hotel»

La Commissione per il patrimonio dei Beni Culturali è per il diniego alla Regione. Sull’attuale sede del Tar Veneto l’ultima parola spetterà alla Soprintendenza

VENEZIA. Niente albergo per i Beni Culturali - almeno per il momento - a Palazzo Gussoni Grimani, l’attuale sede del Tar del Veneto che la Regione, che ne è proprietaria, ha già inserito nel suo piano di alienazioni e intende vendere dal 2021, quando il Tribunale amministrativo si trasferirà in quella che dovrebbe diventare la sua nuova sede: l’ex convento di Santo Stefano, nell’omonimo Campo, già sede delle Agenzie delle Entrate.

Ci vorranno appunto tre anni per completare i lavori di restauro a Santo Stefano e tanto durerà il nuovo contratto di concessione stipulato tra la Regione e il Tar per la sede attuale del Tribunale. Ma l’obiettivo della Regione è appunto di vendere il cinquecentesco edificio (valore stimato: 13,5 milioni di euro) nel sestiere di Cannaregio che si affaccia sul Canal Grande per fare cassa, e la destinazione alberghiera è naturalmente la più redditizia. Ma a mettersi di traverso ora sono appunto gli uffici periferici del Ministero dei Beni Culturali, con la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Veneto - che fa capo al Segretariato regionale - che nei giorni scorsi si è riunita per dare pareri su diverse autorizzazioni, tra cui appunto quella presentata dalla Regione che riguardava appunto Palazzo Gussoni Grimani. Una doppia istanza di autorizzazione. Una che riguardava appunto la nuova concessione triennale dell’immobile al Tar del Veneto, che è stata concessa. E l’altra appunto riferita «alla valorizzazione economica mediante trasferimento dell’immobile da destinare a usi direzionali e residenziali-alberghieri».

«Per quest’ultima - si rileva nelle segnalazioni ala Commissione regionale per il patrimonio culturale del Veneto - da effettuarsi peraltro dal 2021, si rileva l’oggettivo diniego agli usi, proposti dalla proprietà dell’immobile, concernenti le destinazioni turistico-ricettive e di ospitalità e accoglienza. Nulla si dice per quella “residenziale”». Pertanto la trasformazione alberghiera del palazzo che ospita al Tar non sarebbe ammissibile e starebbe ora alla Soprintendenza veneziana - pare di capire - comunicarlo alla Regione. Nella stessa delibera della Regione che stipula la nuova concessione triennale per il palazzo con il Tar del Veneto, si legge infatti che «sono state avviate le procedure per acquisire l’autorizzazione all’alienazione da parte della Soprintendenza». Tra l’altro, la Regione sta mandando avanti anche la «pratica» per la vendita di Palazzo Balbi - attuale sede della Giunta e della presidenza regionale - con le pertinenze immobiliari di Angaran, Caotorta e Pedenin. È già stata dichiarata in proposito dalla Commissione regionale dei Beni Culturali l’assenza di rischio archeologico per l’immobile, che potrebbe anch’esso diventare un albergo. Va ricordato che anche la precedente sede del Tar del Veneto, il settecentesco palazzo Ca' Corner Reali, in Campo della Fava, è stata poi trasformata in albergo con centro benessere. E le Poste Italiane, proprietarie di Palazzo Querini Dubois, in Campo San Polo, hanno già chiesto di fare altrettanto per il loro edificio, in attesa di un via libera da parte del Comune.



 

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