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Truffe ai danni di spedizionieri condanne per oltre 14 anni

I cinque imputati erano riusciti ad appropriarsi tra il 2011 e il 2012 di carichi di ghisa e carpenteria metallica

RUBINA BON
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ERACLEA. Truffe ai danni di spedizionieri e aziende di logistica: quattordici anni e mezzo di reclusione per cinque imputati. Questa la sentenza pronunciata dal tribunale collegiale di Venezia a carico Abele Paolo Rodà (San Biagio di Callalta, 1952), condannato a 4 anni e 3 mesi; Luigi Surian (Eraclea, 1965) a 3 anni; Francesco Surian (Eraclea, 1967) a 2 anni e 3 mesi. E ancora 2 anni e 6 mesi ciascuno a Francesco Verza (Rubano, 1943) e Massimiliano Verza (Rubano, 1980).

A Rodà e ai due Surian il sostituto procuratore Giorgio Gava, titolare dell’inchiesta, contestava l’associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, alla truffa e alla ricettazione. Solo Rodà, poi, era a giudizio anche per altri reati relativi alla presentazione di documenti falsi. Secondo l’accusa, i Surian e Rodà si erano organizzati per commettere truffe e appropriazioni indebite a danno di imprese di logistica e spedizionieri, ma anche ricettazioni di veicoli provenienti da appropriazioni indebite. Per i loro affari, i tre avrebbero usato le società Kaltransport e Metra di Camponogara e la Esseffe di Eraclea. Grazie al meccanismo messo in piedi, i tre sarebbero riusciti ad appropriarsi tra il 2011 e il 2012 di carichi di ghisa, tondini in ferro, elettrodomestici, carpenteria metallica, lamiere e barriere stradali. Quanto ai Verza, Francesco in qualità di legale rappresentante della Eco Sider e Massimiliano come consigliere delegato, avrebbero ricevuto dalla Kaltransport alcuni carichi di materiale che era provento di appropriazione indebita perpetrata a carico di ignare ditte, le quali invano attendevano i loro prodotti. Per questo l’accusa a loro carico era di ricettazione in concorso. Secondo la tesi sostenuta dal difensore dei Verza, l’avvocato Luigino Martellato, i due erano inconsapevoli della provenienza delittuosa del materiale e dunque non avevano nulla a che fare con il gruppetto criminale che si era venuto a creare.

Una volta che le motivazioni della sentenza saranno depositate, i difensori potranno impugnare il pronunciamento in appello. Nell’inchiesta erano finite altre persone che avevano però fatto scelte processuali diverse, uscendo dal procedimento. —

RUBINA BON. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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