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Commissario al Pd metropolitano

Assemblea senza numero legale: su 223 invitati a partecipare si presentano in 56

Partito democratico metropolitano verso il commissariamento. L’assemblea metropolitana convocata lunedì sera in un albergo di Quarto d’Altino si è sciolta nel peggiore dei modi, senza manco discutere, dopo un’ora di attesa.

Su 223 persone invitate a partecipare, se ne sono presentate 56. Praticamente un quarto degli aventi diritto ed è apparso evidente, nonostante l’attesa, che sarebbe mancato il numero legale per qualsiasi decisione. Il presidente dell’assemblea, l’orlandiano Emanuele Roste ...

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Partito democratico metropolitano verso il commissariamento. L’assemblea metropolitana convocata lunedì sera in un albergo di Quarto d’Altino si è sciolta nel peggiore dei modi, senza manco discutere, dopo un’ora di attesa.

Su 223 persone invitate a partecipare, se ne sono presentate 56. Praticamente un quarto degli aventi diritto ed è apparso evidente, nonostante l’attesa, che sarebbe mancato il numero legale per qualsiasi decisione. Il presidente dell’assemblea, l’orlandiano Emanuele Rosteghin, che ha retto con Gabriele Bolzoni e Pino Zottis le sorti, complicate, del partito dopo le dimissioni il 4 marzo di Gigliola Scattolin, ha dovuto constatare l’impossibilità di qualsiasi decisione sulla gestione del partito in forma transitoria o su un congresso, dai tempi accelerati rispetto alle indicazioni, che ancora non ci sono, del Nazionale.

«Abbiamo quindi scritto una lettera al segretario regionale Alessandro Bisato allegando i verbali e facendo presente che secondo statuto si va al commissariamento per il metropolitano di Venezia», spiega amareggiato Rosteghin che si prepara domani ad entrare in consiglio comunale a Venezia, al posto del dimissionario senatore Andrea Ferrazzi.

Quello che i verbali sul mancato raggiungimento del numero legale all’assemblea metropolitana non dicono è che da giorni nel Pd metropolitano erano in corso contatti tra orlandiani e renziani, nelle sue varie correnti interne, per la scelta di un traghettatore in attesa del congresso, non ancora fissato dal Pd nazionale.

Di nomi, in questi giorni ne sono circolati: in un primo momento si era fatto quello di Matteo Bellomo, assessore a Dolo ed esperto di campagne elettorali, reduce dalla vittoria di Cereser a San Donà.

Poi ha preso corpo l’idea di affidare il ruolo ad un esponente del partito dall’indubbia veste istituzionale e il nome più unificante era stato quello di Bruno Pigozzo, vicepresidente del consiglio regionale, con l’aiuto di un giovane come Montanariello di Chioggia e di un altro nome di un renziano, che però non è arrivato. Pigozzo, conferma, di esser stato in qualche modo chiamato all’azione dal suo partito ma allarga le braccia: «Le cose sono andate così, è mancato il numero legale. Dobbiamo recuperare».

«Deprimente. Questo fallimento è il risultato di una gestione correntizia del partito attraverso capibastone fuori dal tempo che non rappresentano più nessuno. Il Pd avrà un futuro solo se diventerà un luogo libero di confronto aperto a tutti», commenta il deputato e consigliere Pd Nicola Pellicani. «L’assemblea non si è manco costituita per l’assenza del numero legale. Entro luglio l’assemblea nazionale si riunirà per decidere il percorso nazionale ma non possiamo restare fermi ai deludenti risultati elettorali. Dobbiamo pensare a lavorare, carichi e motivati», avverte Andrea Ferrazzi.

Teme invece che quanto successo lunedì sera a Quarto d’Altino c’entri molto con la disaffezione al partito leader del centrosinistra Emanuele Rosteghin: «La disaffezione c’entra perché all’assemblea non siedono mica semplici iscritti. Temo la disaffezione al progetto politico e se questo fatto avviene dopo i ballottaggi, si capisce che il problema è serio e va ben oltre Venezia. Serve un congresso costituente e non una semplice conta, da attuare con metodi nuovi», avverte.

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