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Appropriazione indebita e ricettazione, Baron nei guai

CAMPOLONGO. Tre settimane dopo la clamorosa evasione dal carcere di Padova del boss Felice Maniero, avvenuta il 14 giugno 1994, finì in manette Sergio Baron, oggi 65enne di Campolongo Maggiore,...

CAMPOLONGO. Tre settimane dopo la clamorosa evasione dal carcere di Padova del boss Felice Maniero, avvenuta il 14 giugno 1994, finì in manette Sergio Baron, oggi 65enne di Campolongo Maggiore, luogotenente di Faccia d’Angelo, anche lui fuggitivo. Alle spalle 34 anni trascorsi dietro le sbarre scandite da brevi stagioni di libertà. Una libertà riconquistata definitivamente nel 2015.

Difficile trovare una collocazione professionale per chi ha vissuto quell’esistenza ben oltre i confini della ...

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CAMPOLONGO. Tre settimane dopo la clamorosa evasione dal carcere di Padova del boss Felice Maniero, avvenuta il 14 giugno 1994, finì in manette Sergio Baron, oggi 65enne di Campolongo Maggiore, luogotenente di Faccia d’Angelo, anche lui fuggitivo. Alle spalle 34 anni trascorsi dietro le sbarre scandite da brevi stagioni di libertà. Una libertà riconquistata definitivamente nel 2015.

Difficile trovare una collocazione professionale per chi ha vissuto quell’esistenza ben oltre i confini della legalità. Così Baron si ritrova a processo per l’ennesima volta davanti al tribunale di Padova.

Le accuse? Ricettazione e appropriazione indebita continuata. Tra il 16 e il 20 dicembre 2015 aveva “ricevuto” (o comprato) un trattore risultato rubato a E.C., di Cittadella.

Sempre tra l’agosto e il dicembre dello stesso anno aveva noleggiato alcuni macchinari (una macchina operatrice semovente, un sollevatore telescopico, un altro sollevatore e un escavatore) mai restituiti. Originario di Campolongo, lo stesso paese di Maniero, Baron era stato condannato fin dal primo processo a carico della potente organizzazione criminale denominata mafia del Brenta.

Quella mattina del 14 giugno di 24 anni fa, oltre a Maniero era anche Baron uno dei “capi” da liberare con Antonio Pandolfo. Quattro persone, travestite da carabinieri, si presentarono all' ingresso del penitenziario e, senza problemi, superarono sette posti di controllo prima di raggiungere gli uomini da liberare.

Era considerato tra i più vicini a Maniero e uomo tra i più affidabili dell'"esercito" della mafia del Veneto.