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Mose, troppe luci in laguna e vetrate lunghe 70 metri

Il Wwf: «I progetti di compensazione non hanno nulla a che vedere con quanto richiesto dall’Europa. Tutelare la biodiversità e risparmiare energia»

VENEZIA. Prima la cementificazione. Poi il «rivestimento», il vetro e le luci. E nuovi edifici in mezzo alla laguna lunghi 70 metri e alti 15. Sono molti i dubbi sui progetti di «compensazione paesaggistica» delle opere del Mose messi a punto da Iuav per il Consorzio Venezia Nuova. La fase del confronto pubblico è terminata.

E il Provveditore Roberto Linetti ha scritto ieri una lettera in cui si dice «disponibile a modificare gli interventi tenendo conto elle richieste, nei limiti del possibi ...

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VENEZIA. Prima la cementificazione. Poi il «rivestimento», il vetro e le luci. E nuovi edifici in mezzo alla laguna lunghi 70 metri e alti 15. Sono molti i dubbi sui progetti di «compensazione paesaggistica» delle opere del Mose messi a punto da Iuav per il Consorzio Venezia Nuova. La fase del confronto pubblico è terminata.

E il Provveditore Roberto Linetti ha scritto ieri una lettera in cui si dice «disponibile a modificare gli interventi tenendo conto elle richieste, nei limiti del possibile». «I progetti presentati da Iuav ci sembrano opere architettoniche, alcune anche di alto livello estetico, ma completamente avulse dal contesto ambientale in cui son inserite, e nemmeno funzionali alla conservazione delle aree protette SIC, ZPS, flora e fauna di interesse comunitario», ha detto nel suo intervento il rappresentante del Wwf Paolo Perlasca, «vengono proposte come opere di inserimento paesaggistico delle opere alle bocche di porto, ma non c’entrano con il Piano di Compensazioni voluto dall’Unione Europea nel 2011, che era stato richiesto per mitigare e compensare i danni alle aree SIC e ZPS litoranee e lagunari provocati da scavi, occupazioni di suolo e degrado di habitat ed in definitiva sottrazione di superfici a specie vegetali ed animali».

Insomma, i progetti elaborati dagli architetti Magnani, Aymonino, Cecchetto e Ferlenga (Iuav) per conto del Consorzio Venezia Nuova mostrano parecchi «buchi». Il riflesso e l’illuminazione possono aumentare l’inquinamento luminoso e disturbare gli animali», ha detto nel suo intervento Stefano Boato, «Edifici in vetri riflettenti lunghi fino a 70 metri rischiano di modificare definitivamente quella parte di laguna». Interventi assurdi, dal momento che il Mose era stato scelto proprio perché l’opera non fosse visibile impattante in superficie.

Il Wwf ha chiesto che negli interventi di compensazione paesaggistica l’obiettivo sia quello di tutelare la biodiversità sulle aree di progetto, già in pericolo per le modifiche all’ambiente e i cambiamenti climatici. Il fratino ad esempio è diminuito in laguna almeno del 50 per cento.

Il secondo criterio è quello d i tener conto dei principio base della bioarchitettura, con il massimo risparmio energetico. Il Mose al contrario per funzionare ha bisogno di una centrale elettrica e non sfrutta l’energìa solare e la forza delle maree. Così per i nuovi edifici, le cui vetrate riflettenti non sono nemmeno pensate per produrre energìa dal sole.

Una lista di osservazioni e di critiche adesso all’esame del Provveditore Linetti e del Consorzio Venezia Nuova.

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