Falsa invalida a processo accusa di truffa aggravata

Portogruaro. L’Inps si è costituito parte civile e ha chiesto 39 mila euro per danni patrimoniali e altri ventimila per danni d’immagine alla donna di 59 anni

PORTOGRUARO. Alla visita davanti alla commissione medica dell’Inps si era presentata manifestando i sintomi del morbo di Parkinson, sostenendo di non essere capace di camminare da sola e di avere difficoltà nella parola, nella scrittura e nella deglutizione. Per questo a Concetta Cannavo, 59 anni di Portogruaro, era stata riconosciuta l’invalidità totale e dal luglio 2016 fino a dicembre 2017 aveva beneficiato di 14 mila euro tra pensione di invalidità e assegno di accompagnatoria. Una somma che, per la Procura che in corso di indagini aveva ottenuto il sequestro preventivo, è stata ottenuta illecitamente visto che la donna non sarebbe stata affetta dai problemi di salute che lamentava. Ieri la 59enne è stata rinviata a giudizio dalla gup Monica Biasutti. Davanti al giudice monocratico, a partire dalla prima udienza fissata per il 24 ottobre, dovrà rispondere delle accuse di truffa aggravata a danno di un ente previdenziale dello Stato e di falsità ideologica.

L’Inps si è costituto parte civile con l’avvocato Aldo Tagliente e ha presentato una richiesta di risarcimento di 39 mila euro per i danni patrimoniali, chiedendo la restituzione di tutte le somme percepite dalla donna, compresi i 25 mila euro di assegno di accompagnatoria erogato da agosto 2009 a luglio 2016, oltre alla pensione. L’Inps ha chiesto inoltre 20 mila euro di danni di immagine. Le indagini erano partite a seguito di una segnalazione anonima dopo che la donna era stata vista muoversi senza tutte le difficoltà denunciate durante le visite: ad esempio guidava l’auto o andava a fare la spesa da sola. Secondo il pm, Cannavo ha simulato «una grave invalidità - sindrome extrapiramidale, sindrome depressiva e morbo di Parkinson - in realtà insussistente». La commissione medica dell’Inps aveva accertato una prima invalidità all’80% nel 2009. A luglio 2016 il medico di base della donna attestava i sintomi del morbo di Parkinson e poche settimane dopo la commissione medica riconosceva «l’invalidità con totale e permanente inabilità lavorativa 100% e con impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore», dopo che la donna si era presentata in carrozzina, manifestando tremore intenso e altri sintomi del Parkinson.


Il falso, per il pm, si sarebbe concretizzato inducendo in errore i pubblici ufficiali nel fornire certificazioni che attestavano un’invalidità non vera.

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