In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

«Hai vinto», ma non era vero. Ex consigliere della Lega Bottacin accusato di truffa

Riceveva i mandati dai clienti e si faceva pagare, ma poi non avviava la pratica. Nei guai anche la moglie

di Rubina Bon
1 minuto di lettura

MESTRE. Secondo l’accusa riceveva i mandati dai clienti e poi non provvedeva ad avviare le pratiche. Qualche mese dopo, però, agli ignari clienti dava la buona notizia: «Abbiamo vinto». E per avvalorare le sue parole, presentava anche un provvedimento del tribunale.

Ma quell’atto, secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Roberto Terzo, era falso e faceva parte di un meccanismo di cui Nicola Bottacin, 55 anni (difeso dall’avvocato Roberta Carraro), avvocato già sospeso dall’Ordine di Venezia per vicende precedenti, dovrà rispondere davanti al giudice.

Ieri l’uomo, noto negli ambienti politici per il passato da consigliere comunale per la Lega, poi transitato nelle fila di An, infine candidato alla Camera per il PdL, è stato rinviato a giudizio dalla giudice per l’udienza preliminare Barbara Lancieri con le accuse di truffa, appropriazione indebita, patrocinio infedele e falsità commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

A giudizio, ma con una posizione nettamente minoritaria, la moglie di Bottacin, Giuseppina Migliorino, mestrina di 55 anni (avvocato Gaio Tesser). Nel procedimento a carico della coppia si sono costituite tre parti offese, una delle quali con l’avvocato Luca Fonte.

MASTRE. I fatti contestati a Bottacin comprendono il periodo dal 2009 al 2014. Emblematico l’episodio che ha coinvolto alcuni suoi clienti che si erano rivolti al civilista per presentare istanza contro un pronunciamento della Corte d’Appello e per il quale avevano pagato 18.400 euro di parcella.

Nel capo d’imputazione viene ricostruito che Bottacin, dopo aver presentato il ricorso il 14 aprile 20122, ometteva di integrarlo. Nell’ottobre 2013 riferiva falsamente ai clienti dell’esito favorevole del ricorso. Peccato che i giudici della Cassazione si fossero espressi ben dopo, a dicembre 2015, con un esito diametralmente opposto, ovvero dichiarando l’istanza inammissibile.

Ma per convincere gli assistiti della bontà del lavoro, l’avvocato, secondo quanto ricostruito dall’accusa, aveva poi consegnato un provvedimento del tribunale di Venezia nel quale ai suoi assistiti venivano riconosciuti 48mila euro. Una carta in realtà mai emessa e riferita a un procedimento inesistente, che lui aveva falsificato in toto, compresa la firma di un giudice onorario.

In relazione a un atto di pignoramento immobiliare, invece, Bottacin aveva riferito ai clienti di essere riuscito a bloccarlo e di aver raggiunto un (finto) accordo con la controparte che prevedeva il versamento di 8.852 euro per le spese di soccombenza della causa in 4 rate. Le prime 3 diceva (fingendo, per l’accusa) di averle pagate lui, mentre per l’ultima i clienti volevano arrangiarsi. L’avvocato aveva dato le coordinate bancarie della moglie che così viene coinvolta nell’inchiesta. Le difese punteranno a smontare le contestazioni durante il dibattimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I commenti dei lettori