«I nuovi turisti di Mestre salveranno il commercio»

Corradi (Ascom-Confcommercio): «C’è una trasformazione in atto nella città Negozi aperti anche di sera e navette tra via Ca’ Marcello e piazza Ferretto»

MESTRE. Dalla battaglia contro il decreto sulla scala mobile - quando ancora militava nel Pci - all’impegno sul fronte del commercio. Con la certezza che dopo gli anni del boom, il passaggio dalle botteghe ai centri commerciali e la desertificazione di Mestre, oggi ci sia una grande opportunità legata alla trasformazione in città turistica con la costruzione di alberghi e ostelli nei pressi della stazione di Mestre. Il direttore dell’Ascom - Confcommercio Dario Corradi, 65 anni, dopo essere stato dall’ 87 al’ 99 nella Confesercenti e poi nell’Ascom - Confcommercio fino a ricoprire il ruolo di direttore, da ieri è in pensione, anche se continuerà a lavorare per l’associazione con un incarico da consulente.

All’orizzonte, se pur non ancora nitido, intravede la ripresa del commercio della città. «Fino a oggi i commercianti si sono sempre pensati al servizio dei residenti», spiega Dario Corradi, «ma è arrivato il tempo di aprire una riflessione perché la nuova vocazione turistica di Mestre può aiutare a salvare anche il commercio, e ridare nuovo impulso a piazza Ferretto». Quella piazza che - fino a due decenni fa - era il cuore di quelle che si chiamavano le vasche. «Quando ero ragazzo io», ricorda Corradi, «come tutti quelli della mia età si ricorderanno, c’erano i gelati di Fontanella, le pizzette di Canton, le scuole erano piene di studenti che poi il pomeriggio, e specialmente nei fine settimana si trovavano in piazza Ferretto. È andata avanti così fino agli inizi degli anni Novanta».


Amarcord e nostalgia, un album dei ricordi che però bisogna chiudere se si vuole guardare avanti. «E’ la società a essere cambiata in questi anni, non solo il commercio». Riflette Corradi: «Penso al palazzo di Mestre, una laterale di via Bissuola, in cui abita mia madre ottantenne: i figli cresciuti sono andati ad abitare in gran parte nei comuni vicini a Mestre, e io ne sono un esempio, e oggi nel palazzo restano pochi anziani, e molti stranieri». E di palazzi così a Mestre ce ne sono molti. Mutamento della popolazione, dei consumi e degli stili di vita, e delle modalità di vendita, con la nascita dei centri commerciali. Per Mestre hanno rappresentato una vera mazzata. «Perché sono stati realizzati ai margini del centro, ma non fuori del centro cittadino, come è successo altrove», dice, «e così hanno messo in ginocchio molti dei negozi del centro».

Con Piazza Ferretto schiacciata tra il polo di Zelarino (Auchan) e quello di Marghera (prima il Panorama, ora la Nave de Vero) senza dimenticare, se pur più distante, l’area commerciale di Marcon. Piangersi addosso può aiutare a sfogarsi, ma poi bisogna rimboccarsi le maniche. «E’ sopravvissuto chi è riuscito a reinventarsi, le macellerie diventate anche gastronomie, i negozio che sono riusciti a fidelizzare i clienti». Carte come la qualità e i servizi hanno avuto un ruolo importante ma ora c’è da fare un passo successivo. Corradi la mette giù così: «Ci sono 9 mila nuovi posti nell’area della stazione, turisti che partono alla mattina e tornano alla sera e che alla sera hanno bisogno di trovare negozi e ristoranti aperti. I commercianti che fino a oggi si sono sempre pensati per i residenti devono cominciare a pensarsi anche per i turisti. Perché l’altro perno di questa trasformazione è dato dall’M9, che ci auguriamo sia capace di portare a Mestre migliaia di persone che visiteranno lo spazio commerciale all’interno dell’ex convento, ma potranno anche passeggiare per Piazza Ferretto e le altre zone pedonali di Mestre. Ed è già noto che i negozi dell’M9 saranno aperti di sera».

Per poter realizzare questa trasformazione c’è però bisogno di un lavoro di squadra. «Perché che ne sa un turista che dorme in via Ca’ Marcello che piazza Ferretto è a soli 15 minuti a piedi? Per questo bisogna pensare a navette che facciano, almeno in determinati orari, la spola». In questo caso non ci sarà da temere la concorrenza dei centri commerciali. «Altro aspetto sui cui bisogna lavorare è quello della sicurezza e delle troppe vetrine spente. «Se fossi il Comune convocherei tutti i proprietari degli immobili e direi: che facciamo?». Già che facciamo? «Tasse più basse per chi apre, o più alte per chi tiene chiuso perché non vuol abbassare gli affitti. Concentrarsi solo sul commercio, senza pensare al resto della città come i trasporti pubblici o la sicurezza non ha senso». I tasselli del puzzle sono molti, e ognuno deve andare al posto giusto. «Di sicuro ora c’è una grande opportunità per il commercio di Mestre, e tutta la città deve saperla cogliere».

f.furlan@nuovavenezia.it
 

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