«La divisione è illogica e senza benefici»

In vista del voto del 30 settembre nasce il Comitato a difesa del Comune unico. Il manifesto: «Ecco perché stare insieme» 

MESTRE. I comitati separatisti, promotori del referendum previsto per il 30 settembre, hanno già avuto modo di farsi sentire. E di dire la loro. Ora, nel dibattito aperto sul referendum per la separazione di Venezia e Mestre, c’è anche il comitato degli unionisti, di quelli cioè che ritengono inutile separare il Comune in due, la parte insulare e la terraferma, separati (o uniti, dipende dai punti di vista) dal Ponte della Libertà. Sulla data fissata dalla Regione per il referendum, il prossimo 30 settembre, c’è l’ipoteca dei ricorsi al Tar presentato da Comune e Città metropolitana (che verrà discusso il 18 luglio) e soprattutto del conflitto di attribuzione che il Consiglio dei ministri, ancora a marzo, ha deciso di sollevare innanzi alla Corte costituzionale. A prescindere dall’esito c’è un comitato, di cui è portavoce Paolo Cuman (consigliere Pd di Municipalità a Mestre) secondo il quale questa separazione non si ha da fare.



Il comitato ha redatto un manifesto che sarà pubblicamente presentato, in città, entro la fine del mese. «Non neghiamo l’esistenza dei problemi sollevati dai separatisti come il turismo in centro storico, o la crisi del commercio a Mestre e della vocazione industriale di Porto Marghera», spiega Cuman, «ma contestiamo il fatto che la nascita di due comuni distinti possa aiutare a risolvere i problemi». Divisi si potrebbe stare meglio? Solo un’illusione per il comitato - i fondatori sono ancora alla ricerca di un nome - secondo il quale quest’area, che oggi conta più di 260 mila abitanti, finirebbe con il perdere tutto il suo peso politico, contrattuale, nei tavoli che contano. E poi, come gestire infrastrutture strategiche come il porto e l’aeroporto, o società comunali partecipate come il Casinò?

«La vicenda della separazione del Cavallino, di quasi 20 anni fa, di cui subiamo ancora gli strascichi», incalza Franco Vianello Moro, già presidente dell’Ente gondola, «ci dice che i contenziosi rischiano di essere infiniti». Il manifesto ha sintetizzato i quattro motivi per cui la separazione non ha senso: non porta benefici («piccolo è bello è un falso mito»); non è logico («il corpo urbano è uno solo»); non conviene («l’irrilevanza sulla scena nazionale delle due città»); non è pratico («3000 dipendenti e 29 società partecipate come si smezzano»). Se si andrà al voto, cosa faranno i membri del comitato, il 30 settembre: si asterranno o voteranno no? La discussione è aperta. «Se il 30 settembre si andrà al voto prima del pronunciamento della Consulta noi siamo per l’astensione», spiega Cuman, «mentre se si andrà al voto con l’ok della consulta siamo per votare no». Ma sulla linea da tenere il dibattito è aperto, e sarà argomento di discussione entro la fine del mese, quando il comitato farà la sua prima uscita pubblica.

Nel frattempo al Manifesto hanno già aderito oltre settanta persone, appartenenti a partiti e schieramenti molto diversi, oltre a esponenti del mondo della cultura e dell’impresa. Tra gli altri l’ex presidente dell’Ateneo Veneto, Guido Zucconi, l’ex rettore Iuav e assessore Pier Francesco Ghetti, lo scrittore Federico Moro, l’ex dirigente di Ca’ Farsetti Oscar Girotto, Ennio Fortuna, già procuratore generale e conigliere comunale con l’Udc, esponenti del Pd come Alessandro Maggioni, Anna Maria Miraglia e Lionello Pellizzer, Luciano Claut, lidense ma ex assessore M5S a Mira, Claudio Sensini, pure lui M5S, Ester Cappelletto (canottieri Mestre), l’ex deputata Laura Fincato. «Ci sono nomi espressione di mondi molto diversi tra di loro», spiegano quelli del Comitato, «tutti convinti che realizzare due comuni distinti non solo sia inutile, ma sia anche peggio».

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