Caffè, tappeti e un sorriso la città magica di Rachtian

La bottega dell’antiquario di origini iraniane festeggia i cinquant’anni di attività «Sono arrivato a Venezia in punta di piedi ed è così che sono stato accettato» 

VENEZIA. Tra i suoi clienti più illustri ci sono stati anche i Rolling Stones, Ron Wood e Mick Jagger. E poi Rod Stewart, Marta Marzotto, l’Aga Khan.

Houshang Rachtian ,ebreo nato in Iran, festeggia in questi giorni il suo mezzo secolo di attività a Venezia. Dal suo negozio di antiquario di palazzo Tiepolo a San Canciano sono passati in tanti. «Prima che clienti per me sono amici», sorride, «chi tratta bene un cliente ha un patrimonio eterno. È quello che a Venezia oggi si vede sempre più raramente. Questa città è cambiata in profondità. E il mordi e fuggi non si addice alla sua storia».



Rachtian scandisce le parole mentre, come da tradizione orientale, offre il caffè ai suoi visitatori. Il palazzo è silenzioso, in una laterale di calle lunga San Canciano a quell’ora strapiena di rumori e di turisti. Un’oasi dal sapore orientale dove resiste fra l’invasione dei piccoli negozi di cianfrusaglie per turisti un’attività di eccellenza.

La bottega di palazzo Tiepolo somiglia più a un museo che a una rivendita di oggetti d’arte. Molti turisti entrano e chiedono dove si fanno i biglietti. Alla fine lasciano un’offerta. «Io sono contento, devono guardare con calma, scegliere quello che vogliono se vogliono. Alla fine è l’oggetto a dire portami a casa. Altrimenti va bene lo stesso. E quasi sempre nasce un’amicizia».

Oggetti che hanno una storia. Tappeti persiani, antichi lampadari di Murano, oggetti in vetro, mobili, quadri. Rachtian arriva a Venezia nel 1968 e «apre la sua prima attività in via XXII marzo, a due passi da San Marco. Il padre Youssef era venuto in Italia. A Milano, qualche anno prima, all’epoca del primo scià Reza Pahlevi e della Rivoluzione del Tudeh. Prima i tappeti, poi l’antiquariato e le argenterie, le raccolte, le aste di beneficenza per la croce Rossa e l’Avapo.

«Io sono entrato in questa città in punta di piedi e sono stato accettato», racconta, oggi mi sento un veneziano a tutti gli effetti. Ho vissuto più qui che al mio Paese. E mi sono trovato benissimo. Rachtian, nato a Teheran nel 1944, posa sotto il ritratto fatto su tappeto del padre da uno dei più grandi artigiani persiani. Due gocce d’acqua, padre e figlio. E lo stesso sguardo austero.

«La città che mi ha accolto per la prima volta non esiste più», dice con una punta di amarezza, «ma esistono ancora luoghi di eccellenza in questa città. Negli anni Sessanta le porte erano aperte, la gente era per strada. C’erano gli abitanti, la città era viva e vitale. Oggi l’onda del turismo di massa rischia di travolgere tutto. Io cerco di conservare questo luogo che è diventato una parte di Venezia. Di dare ospitalità e qualità ai miei visitatori».



Aveva cominciato vendendo tappeti insieme all’altro Rachtian – solo un omonimo – di via XXII marzo. Oggi Houshang è perito del Tribunale e uno dei più grandi esperti di collezioni in vetro. «Il vetro racchiude una storia antica», dice, «come faccio a riconoscere gli originali? Beh, le diverse lavorazioni hanno modificato negli anni e nei secoli la tipologia del vetro. Una volta con il fuoco a legna la temperatura massima era di 800 gradi. Oggi con il gas e i forni elettrici si arriva anche a 1.600. Si perdono le sfumature e anche alcuni colori».

Settantaquattro anni ma non li dimostra affatto, Rachtian è persona riservata. Poche amicizie e una grande diplomazia. Una passione per il suo lavoro e la storia veneziana, una gentilezza dal sapore orientale che rimanda l’antica tolleranza e ospitalità ma anche la cultura raffinata di Venezia e dei persiani. «Cosa mi fa continuare? La passione. Il mio lavoro mi piace, e questo è il primo segreto per andare avanti e non invecchiare. Adesso vado avanti con mia moglie e i miei figli, Shirin e David. E voglio mantenere a Venezia questa attività, legata alla cultura e alla storia di Venezia».

Rachtian è stato immortalato con la famiglia nell’ultimo numero di «Highlights», la rivista riservata agli ospiti degli hotel superlusso del mondo, tra cui il Cipriani, e l’Orient Express. «Un luogo da non perdere», consiglia la rivista specializzata. «Vengano, a vedere, anche se non a comprare. Potrò offrire loro un caffè e mostrargli le bellezze del palazzo».

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