A Mestre troppi siluri, fiumi infestati: è allarme

Avvistati nel Marzenego i grossi pesci che non hanno rivali. Censimento Fipsas per ridurne il numero in tutta la provincia

MARGHERA. Grandi e voraci, al punto che gli esemplari adulti ogni giorno mangiano un corrispettivo di pesci pari al 10% del loro peso. E così hanno la meglio su pesci più piccoli e depredano le acque dei fiumi veneti. Tinche, trote, avannotti di anguille, gamberetti, rischiano per questo di sparire.

L’allarme, noto da tempo, arriva stavolta fino all’area urbana di Mestre dove è stata segnalata la presenza dei pesci siluro, specie alloctona e predatrice, che vive nelle acque dolci determinando ingenti danni all'ecosistema ittico. Un video (pubblicati dal nostro giornale) ha immortalato la presenza di siluri, decisamente grandi, anche lungo l’Osellino e il Marzenego, nei pressi della piscina di via Circonvallazione.

Nella zona di via Olimpia, quindi, adesso ci sono anche loro a contendere le acque urbane, assieme alle nutrie e ai voraci gamberi della Louisiana. Presenze, decisamente insolite in città. E quindi presto vedremo anche a Mestre le guardie ittiche della Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee) e i volontari che hanno avviato martedì scorso con i primi sondaggi tra i fiumi Zero e Dese, assieme a due biologi, il censimento 2018 della associazione di pescatori, ottomila in provincia, che da anni lavora con la Città metropolitana per la tutela delle specie ittiche nei fiumi veneziani e per tenere sotto controllo le specie voraci, come i pesci siluro.

Ogni anno le campagne diventano dossier inviati in Regione. Luigi Russo, presidente della Fipsas provinciale spiega: «Abbiamo iniziato martedì il censimento che ci porterà dal Tagliamento fino a Cavarzere in 12 uscite con imbarcazioni dotate di elettrostorditore da 8 KWatt, che consente di stordire i pesci: questo consente di catturare i siluri ed eseguire la conta delle altre specie presenti, che vengono poi liberate. I siluri vengono abbattuti, per disposizioni di legge.

Gli altri pesci vengono poi liberati ma capiamo che tipo di ripopolamento dobbiamo attuare. La nostra associazione ha speso quest’anno 36 mila euro per liberare avvannotti di anguille nella zona di Torre di Mosto e non ha contributi pubblici». Sul Lusore, da Marghera verso la Riviera, si racconta che ogni dieci metri ci sono siluri di due metri di lunghezza, che mangiano tutti i pesci più piccoli.

La pesca di questi pesci voraci esiste: prelibatezza per cittadini dell’Est Europa e cinesi e questi pescatori possono vedersi pagare il siluro fino a 50 centesimi il chilo. Da noi nessuno li apprezza. L’azione di contenimento è fondamentale, quindi, per tutelare l’ecosistema ittico dei nostri fiumi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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