Tentato riciclaggio a Venezia, prete scopre l’inganno

Religioso del Cavanis riceve un assegno da 60 mila sterline da cambiare in euro su un conto in Kenya: va dai carabinieri

VENEZIA. Volevano sfruttare lo spirito caritatevole dell’Istituto Cavanis, ma si sono imbattuti in padre Gigi Pennacchi che li ha scoperti e denunciati per «ipotesi di reato di tentato riciclaggio» (art. 648 bis del codice penale).

La truffa era stata studiata a tavolino: il prete ha ricevuto dai Cavanis del Brasile un assegno di 60 mila sterline da versare all’estero, dove la congregazione ha una sede. Peccato che ai malfattori, sui quali indagheranno i carabinieri, sia sfuggito un dettaglio: il nome di battesimo del prete è Pietro, ma per chi lo conosce è da sempre Gigi.


È stato questo piccolo particolare che ha fatto subito scattare nel religioso il sospetto di essere entrato nel mirino di qualche losco affare. Il giorno dopo si è così recato dai carabinieri di Venezia che hanno subito sequestrato il plico con l’assegno affinché la traccia del reato non venisse alterata.

Tutto comincia giovedì pomeriggio della scorsa settimana. Padre Gigi Pennacchi, superiore delegato dell’Istituto Cavanis della delegazione Italia - Romania e procuratore generale, riceve tramite corriere FedEx Express una busta con un assegno da 60 mila sterline della banca Lloyds Tsb, una delle più note inglesi, datato 20 aprile.

Il mittente dell’assegno è un padre che esiste davvero e che è realmente parte della sede brasiliana. Stranamente vicino alla vera città c’è anche scritto «Nairobi - Stato del Kenya», ma quello che decisamente gli conferma che sia un falso, è la lettera di accompagnamento in cui il vero padre brasiliano si rivolge a lui come a “Padre Pietro”.

Nella lettera gli si chiede la cortesia di versare l’assegno sul suo conto e poi, una volta avvenuto il passaggio da sterline a euro, di attendere per avere i dettagli del conto dei beneficiari che sarebbero stati successivamente comunicati. Lo stesso giovedì, il rettore del Cavanis riceve una mail da parte dello stesso padre brasiliano in cui chiede conferma che sia arrivato il FedEx Express per Pennacchi.

Anche in questo caso però i malviventi pensano ai religiosi come a degli ingenui perché utilizzano un account gmail e non quello della congregazione. A quel punto Padre Gigi fa l’ultima verifica: scrive al padre brasiliano che gli risponde subito dicendo che non ne sa nulla. Avendo la certezza che si tratti di una truffa, Pennacchi va a sporgere denuncia, soprattutto per evitare che capiti ad altri ordini, oltre che alla Congregazione delle Scuole della Carità, nata a Venezia nel 1802. I carabinieri sequestrano il plico con l’assegno «allo scopo di salvaguardare l’integrità del reperto utile all’attività d’indagine».

In passato era già successo che altri cercassero di approfittare dell’atteggiamento buono dei religiosi. «Pensano che siamo ingenui» commenta Padre Gigi che vuole invece andare a fondo della truffa «Cercano di approfittare dei nostri valori e dei nostri principi, ma quando ho capito che era una truffa li ho denunciati subito».
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