I 70 anni della gelateria Todaro: quando in Piazza San Marco giocavano i bambini

Il nipote del fondatore: «Saremo sempre grati a questa città, ma Piazza San Marco oggi è in affanno» 

VENEZIA. Quando nel 1944 Giovanni Barbarich decide di scappare da Fiume non sa cosa gli aspetta, ma sa dove andare: a Venezia. Qui, a 46 anni, cerca di portare avanti la sua attività di commerciante di stoffe. Abita a Sant’Elena, ha tre figli (Piero, Giovanni e Maria) e una grande voglia di lasciarsi la guerra alle spalle e di guardare avanti.

È dura la vita per lui e per la sua famiglia e alla fine opta per aprire un’attività sotto la colonna di San Todaro, in uno spazio utilizzato dagli americani come infermeria e poi trasformato in bagno pubblico.


Quel magazzino viene così trasformato in una gelateria che inaugura l’8 maggio 1948 e che prenderà il nome di Gelateria al Todaro. Dopo 70 anni da quel giorno l’attività di famiglia resiste ancora, diretta da Claudio Vernier, classe 1977.



Martedì alle 18 il Todaro festeggia i suoi 70 anni di vita con l’obiettivo di rimanere vicino ai veneziani.

«Il mio secondo nome è Giovanni e sono nato il primo febbraio, lo stesso giorno del mio bisnonno che fondò la gelateria» racconta oggi Vernier, attuale presidente dell’associazione Piazza San Marco. «Gli era venuta l’idea di una gelateria perché questo era uno dei punti del liston, la passeggiata classica che i veneziani facevano alla sera e che concludevano sui tavolini del bisnonno. Una volta ovviamente non c’era la televisione e nemmeno i condizionatori. In questo punto della Piazza tira sempre una bella brezza e il panorama è bellissimo. Siamo gli unici ad avere una vista così sul Bacino. Non abbiamo infatti posti interni e tutto si svolge all’aperto da decenni».

Il fondatore decide che il Todaro sarebbe stato una gelateria: qual è il modo migliore di iniziare o di concludere una passeggiata se non con un gelato?

Per avere il prodotto migliore, Giovanni Barbarich chiama la famiglia siciliana Dell’Aiera, nota per il buon gelato: «Fino a tre anni fa sono rimasti anche loro a Venezia, ma adesso il gelato lo facciamo noi al primo piano» prosegue Vernier, figlio di Adriana Barbarich. «Ancora oggi qui vengono tanti veneziani. Lavoriamo molto con chi lavora in Piazza San Marco e con i veneziani che vengono a prendersi il caffè o a gustare il gelato». I prezzi sui tavolini seguono quelli del mercato (un caffè seduti 4.90 euro), ma al banco è sempre un euro e lo spritz 2.50. «Cerchiamo di sponsorizzare delle realtà locali, come la squadra di pallavolo femminile del Cus o la Cocai, la squadra di rugby di bambini» racconta Vernier, «Abbiamo fatto una convenzione con gli studenti dell’Erasmus perché vogliamo mostrare una città accogliente».



Lo spirito che la famiglia cerca di mantenere è quello legato ai ricordi della mamma Adriana: «Mi ricordo una città che non c’è più» racconta la donna «I bambini giocavano al campanon, nello spazio fra le piazze del Todaro e del Chioggia, saltavano con la corda, giocavano con i cimbali (i tappi metallici delle bottigliette, ndr) e sui gradini del Palazzo Reale, giocavano sui gradini alla base delle due colonne del Leone di San Marco e di Todaro, mentre gli adulti chiacchieravano seduti ai tavolini».

Qui ogni mattina prestissimo arrivava per il tradizionale caffè il patriarca Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, dopo la sua passeggiata abituale, e tante personalità del cinema che si sedevano sui tavoli insieme ai veneziani.

«Oggi la città è in affanno» conclude Vernier «Noi ci sentiamo talmente fortunati di aver continuato l’attività di famiglia e di questa posizione che sentiamo il dovere di fare qualcosa per una città che ci ha accolti e ci ha dato tantissimo ».

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