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Maestre diplomate, è sciopero della fame

Protesta per difendere il posto delle insegnanti precarie non laureate Agitazione anche dei bidelli e del personale Ata: cancelli chiusi

VENEZIA. Giornate di scioperi e proteste nel mondo della scuola, ieri e oggi, a causa di agitazioni indette dagli insegnanti e dal personale Ata non docente. Scioperi che hanno provocato disagi a macchia di leopardo sia nel comune di Venezia che nei comuni della Città metropolitana. E intanto questa mattina a Roma caleranno migliaia di “docenti magistrali” delle scuole elementari (primarie di primo grado) in sciopero e assedieranno il Miur, il ministero della Pubblica istruzione, in viale Tr ...

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VENEZIA. Giornate di scioperi e proteste nel mondo della scuola, ieri e oggi, a causa di agitazioni indette dagli insegnanti e dal personale Ata non docente. Scioperi che hanno provocato disagi a macchia di leopardo sia nel comune di Venezia che nei comuni della Città metropolitana. E intanto questa mattina a Roma caleranno migliaia di “docenti magistrali” delle scuole elementari (primarie di primo grado) in sciopero e assedieranno il Miur, il ministero della Pubblica istruzione, in viale Trastevere a Roma.



Sciopero della fame. L’azione più clamorosa arriva con lo sciopero della fame, avviato lunedì scorso da una trentina di docenti in possesso del diploma magistrale, di cui 20 del Veneziano, per protestare contro l’esclusione dalle “graduatorie a esaurimento” sancita dalla sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 20 dicembre. A capeggiare la protesta sono un’insegnante di Camponogara, Elenia Boscolo Firi, ed Elena Tallon che insegna a Meolo. «La sentenza del Consiglio di Stato», spiega Elena Tallon, «dopo anni di ricorsi, ha negato alle insegnanti precarie in possesso del diploma magistrale di poter accedere alle graduatorie a esaurimento, cioè le graduatorie che permettono di poter diventare maestre di ruolo. Poi qualche settimana fa ci è arrivata la mazzata finale: il parere favorevole dell’Avvocatura di Stato alla sentenza del Consiglio di Stato. Non possiamo che dire no a tutto questo, ieri abbiamo fatto lezione senza toccare cibo da lunedì scorso. Abbiamo ricevuto la massima solidarietà dalle famiglie». Le docenti magistrali hanno optato per questa protesta estrema, di fronte allo spettro di un licenziamento.



Le motivazioni della protesta. «Abbiamo deciso di fare lo sciopero della fame», spiega Elenia Boscolo Firi, «perché ne va del nostro futuro. Io pratico la professione da 12 anni e sono di ruolo con riserva da due anni, quindi ho ottenuto il ruolo a seguito dell’inserimento in Gae con ricorso, ma ho superato l’anno di prova durante il quale sono stata monitorata dalla mia dirigente, ho lavorato per un anno, ho fatto quattro corsi di formazione e sono stata valutata da un comitato composto da dirigente e docenti dell’istituto comprensivo in cui lavoro. Le graduatorie Gae erano state chiuse ai “docenti magistrali” dalla legge Fioroni nel 2007. Alcuni, però, ricorrendo sono riusciti a stabilizzare la posizione. Almeno fino allo scorso dicembre». «Quando sembrava che si fosse trovata una soluzione», continua Boscolo Firi, «dopo 12 anni di precariato e uno spiraglio di sicurezza sono stata defraudata di un diritto che è la dignità lavorativa. Non si può essere precari per così tanto tempo: con la legge sulla Buona scuola non si possono stipulare contratti a tempo determinato per più di 36 mesi, dopo c’è il licenziamento. Dopo 12 anni perderò il mio lavoro e non lo potrò esercitare neppure da precaria. In Italia sono 55.000 i docenti precari, e quasi 7.000 precari in Veneto». «Per questo», conclude la docente, «chiediamo la riapertura delle Gae in cui si venga inseriti con il punteggio maturato negli anni di lavoro e la salvaguardia dei ruoli già emessi anche a seguito di ricorso».



Solidarietà dei genitori. Oggi in tante scuole del Veneziano, accanto alle maestre in sciopero, ci saranno molti genitori che non faranno entrare i bimbi. «In Riviera del Brenta», spiega Raffaella Checchin per il gruppo genitori solidali, «saremo in tantissimi ad aderire alla protesta delle nostre maestre. Eravamo un migliaio di famiglie la volta scorsa, ora in tutta la provincia saremo molti di più».

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