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«Emergenza ambientale la Regione intervenga»

Dopo le mareggiate gli operatori turistici chiedono il ripascimento della sabbia «Chiediamo le stesse attenzioni riservate a Jesolo». Il Comune: «Noi di serie B?»

di Elisabetta B. Anzoletti
2 minuti di lettura

SOTTOMARINA . “Emergenza ambientale, la Regione intervenga”. L’appello arriva dagli operatori turistici e riguarda la zona sud di Sottomarina dove le ultime mareggiate hanno ridotto la costa ai minimi termini portandosi via una porzione consistente dell’arenile che necessita di un’operazione urgente di ripascimento che non è ancora nemmeno in calendario. Se n’è parlato qualche giorno fa in un vertice organizzato dall’amministrazione comunale che ha promesso di continuare nel pressing in Regione per avere risposte a stretto giro.

Il 7 maggio i responsabili della direzione operativa (ex Genio civile) arriveranno in città per un sopralluogo da cui si attende che si sblocchi la situazione. «Non si tratta di un’esigenza imprenditoriale», spiega il presidente di Cisa camping, Luciano Serafini, «qui si tratta di una vera e propria emergenza ambientale. La costa a Isola Verde, ma in modo inaspettato anche a Sottomarina, nella parte sud che doveva essere preservata dalla diga sommersa, in alcuni tratti non esiste più. L’acqua con le mareggiate di fine marzo ha superato abbondantemente tutte le barriere esistenti lasciando il nulla dietro di sé. Da un mese chiediamo l’attenzione delle autorità competenti, senza riscontro».

Chiaro che le costruzioni troppo vicine al mare hanno creato ancora più difficoltà. Chiaro anche che nel problema ambientale si innesta anche la difficoltà per gli stabilimenti e i campeggi a operare nella normalità.

«Il meteo ha di fatto anticipato di un mese l’inizio della stagione e ne siamo lieti», spiega Serafini, «ma è evidente che per la zona sud in queste condizioni è difficile accogliere al meglio gli ospiti. Crediamo di meritare le stesse attenzioni degli operatori di Jesolo che hanno già ricevuto risposta. Qui non si tratta di rendere operativo il protocollo che impegnerà anche gli operatori a sobbarcarsi gli oneri dei ripascimenti, qui serve un intervento importante, che spetta alla Regione».

Dello stesso pensiero l’amministrazione comunale. «Non ci possono essere località di serie A e serie B», spiega il vicesindaco, Marco Veronese, «da noi ci sono stati gli stessi danni di altri litorali e meritiamo uguali misure di ripristino. I nostri solleciti sono continui. Il 7 maggio ci sarà un sopralluogo dei tecnici della Regione che potranno constatare di persona quanto il litorale sud sia in difficoltà, nonostante da qualche anno esista la diga sommersa. La situazione è addirittura più grave di quando non c’era. Sul protocollo, che mette insieme operatori, Comune e Regione, per partecipare alle spese di ripascimento, stiamo continuando a lavorare e gli operatori sono pronti a fare la loro parte, ma la situazione attuale è di emergenza e va trattata come tale».

«Attendiamo di capire cosa porterà il sopralluogo», osserva Giorgio Bellemo di Ascot, «alcuni operatori stanno valutando, in via straordinaria, la possibilità di ricorrere a quanto previsto dalla Dgr 1019 del 2010, ovvero di provvedere da soli a sistemare il proprio stabilimento nel caso bastino quantità di sabbia inferiori ai 5. 000 metri cubi, ma è evidente che non può essere questa la soluzione definitiva, ma solo una soluzione tampone per poter almeno iniziare a lavorare».

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