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La scultura di Lorenzo Quinn, ore contate per le mani di Ca’ Sagredo

Le enormi mani scolpite da Lorenzo Quinn e installate nell'hotel di Venezia, saranno rimosse, l’ordine della Soprintendenza: «Doveva essere un’opera provvisoria»

di Alberto Vitucci
2 minuti di lettura

Venezia, mani giganti sbucano dall'acqua: l'installazione in Canal Grande

VENEZIA. Via le grandi mani dal Sagredo. L’ordine di rimozione per la scultura di Lorenzo Quinn porta la firma della soprintendente Emanuela Carpani e dei funzionari di palazzo Ducale. «Doveva trattarsi di istallazione provvisoria», si legge nel verbale, «adesso è necessario procedere alla demolizione». Lasciare per sempre l’installazione al suo posto, fanno capire i tecnici, sarebbe risultato un «pericoloso precedente».

Venezia, gigantesche mani sbucano dal Canal Grande

Amarezza e sorpresa da parte dell’artista, il figlio del grande attore ispano americano Anthony Quinn che l’aveva inaugurata lo scorso anno tra i complimenti della stampa specializzata internazionale e della critica.

«Siamo dispiaciuti, anche se comprendiamo la necessità di rispettare le regole», commenta la direttrice dell’hotel Sagredo Lorenza Lain, che aveva sostenuto con entusiasmo l’iniziativa.

Qualche tentativo da parte del Comune, ma la Soprintendenza ha confermato la sua scelta: sono state concesse già due proroghe a quello che doveva essere un evento temporaneo. Le grandi mani bianche che sorreggono Ca’ Sagredo e spuntano dal Canal Grande dovranno ora essere rimosse.



La scultura ideata da Lorenzo Quinn, 52 anni, artista romano di fama, ha avuto in questi mesi la ribalta della cronaca, non soltanto artistica. Due mani bianche lunghe nove metri e pesanti due tonnellate e mezza l’una dovranno essere portate in magazzino.

«Ci auguriamo che almeno l’opera resti alla città», dice la direttrice.

Le mani di «Support» avevano secondo l’artista un significato metaforico molteplice. In primo luogo «la denuncia dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici in atto nel pianeta». Con le mani che provano a supportare Venezia e i suoi edifici minacciati. Qualcuno lo ha anche inteso come la denuncia delle «Mani sulla Città», da un celebre film neorealista di Francesco Rosi.

Un messaggio passato con successo, e fotografato milioni di volte, inserito tra gli eventi collaterali della Biennale di Arti visive 2017 «Viva Arte Viva».

Opera per una volta ben vista anche dai veneziani e dagli stessi gondolieri del vicino stazio di Santa Sofia. Con cui Quinn si era intrattenuto a lungo il giorno dell’inaugurazione. Ormai diventata quasi un «classico» di fronte alla Loggia della Pescheria di Rialto, ben visibile dal Canal Grande e da chi lo attraversa a bordo della gondola.

Ma adesso è arrivato l’ordine di demolizione. Che dovrà essere eseguito entro due settimane. «Ci sono anche dei precedenti», spiegano alla Soprintendenza. Come la mano di un artista cileno, in cemento grigio, apparsa sulla Riva della Ca’ di Dio una decina di anni fa. Poi spostata a Santa Marta e infine al Vega.

Le mani di Quinn, dicono gli esperti, hanno un’altra qualità. E forse potevano ancora rimanere sulla facciata del palazzo in Canal Grande. Ma è facile immaginare come, visto il precedente, altri artisti in occasione della Biennale avrebbero preteso l’installazione perpetua. Difficile a quel punto distinguere tra opere di grande qualità e sculture «kitsch», come quelle apparse qualche anno fa su balconi e terrazze, plastiche colorate lungo il Canal Grande.

Le mani di Quinn rimarranno a Santa Sofia ancora per una decina di giorni. Poi saranno rimosse. In Comune stanno già studiando una possibile nuova sistemazione. Per un’opera che ha incontrato i favori senza riserve di critica e pubblico non soltanto veneziani.

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