Amianto, visite e sostegno psicologico

Al convegno sulla salute dei veneziani l’assessore regionale Coletto annuncia: screening attivo come per colon e mammella

La “sorveglianza sanitaria” dei lavoratori a rischio per l’esposizione all’amianto sarà inserita nel protocollo di screening sanitario regionale, già in funzione da anni per le patologie neoplastiche al colon, alla mammella e alle vie urinarie. La sorveglianza con visite ed esami ai polmoni, inoltre, includerà anche il sostegno psicologico per ridurre la sofferenza psichica dei malati e dei loro familiari. Queste due importanti aperture sono state fatte ieri dall’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, alla tavola rotonda sulla “Sorveglianza sanitaria delle malattie da amianto nel Veneto” tenutasi ieri pomeriggio al Padiglione Antares, in appendice al convegno intitolato “Lo stato di salute dei residenti di Venezia e Mestre nelle indagini epidemiologiche sulla popolazione”, organizzato dalla Fondazione Bepi Ferro e patrocinato dal Comune di Venezia e dal Comitato per i Cento anni di Porto Marghera.

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Di morti per l’esposizione alle fibre killer dell’amianto nel comune di Venezia se ne contano almeno uno ogni venti giorni. E così sarà ancora per parecchi anni, visto che la latenza del mesotelioma, il tumore caratteristico dell’esposizione all’amianto è molto lunga e può manifestarsi da 20 e 40 anni dopo l’esposizione stessa. A detta degli esperti in materia, il picco di mesoteliomi si verificherà nei prossimi anni, tra il 2020 e il 2030. Continueranno a soffrire per le patologie correlate all’amianto nei prossimi 130 anni sia i lavoratori che sono stati esposti e hanno respirato alle fibre killer, sia la popolazione costretta a convivere in ambienti pubblici e privati dove erano o sono tuttora presenti, in attesa della doverosa bonifica.

Del resto Venezia ha la più alta incidenza di vittime dell’amianto – utilizzato per decenni in molti settori produttivi a cominciare da edilizia, cantieristica navale e portuali, industrie chimiche ed energetiche – con ben 716 morti per mesotelioma (563 uomini e 153 donne) tra il 1987 e il 2017, pari a quasi un terzo di tutti i morti per questa causa nell’intero Veneto. «Dopo la conferenza Stato-Regioni del febbraio scorso dedicata al protocollo per le malattie correlate all’esposizione all’amianto», ha detto l’assessore Coletto, «l’avvio della sorveglianza sanitaria con chiamata attiva a screening periodici dei lavoratori a rischio individuati dall’Inail e il sostegno psicologico a loro e alle loro famiglie sono un atto dovuto in tutto il territorio regionale e ancor più a Porto Marghera, dove l’incidenza delle malattie da asbesto è ancora molto alta».

Fino ad oggi i lavoratori a rischio per aver operato in ambienti dove era presente l’amianto dovevano chiedere di loro iniziativa allo Spisal di poter essere sottoposti alle visite di sorveglianza. «Le aperture dell’assessore Coletto sono positive e importanti per chi è costretto a fare i conti con questa terribile malattia professionale», ha commentato il segretario generale della Cgil, Enrico Piron, intervenendo alla tavola rotonda, «Ora dalla Regione Veneto ci aspettiamo la predisposizione di un piano regionale per l’amianto, come quello adottato in Emilia Romagna, che comprenda sia la sorveglianza sanitaria che il completamento delle bonifiche ambientali».

Alla tavola rotonda ha partecipato anche il magistrato Felice Casson – già senatore e autore dell’emendamento, inserito nella Finanziaria 2007, che ha istituito il Fondo per le vittime dell’amianto – che ha riconosciuto come il Veneto «è una delle regioni più attive sul fronte della sorveglianza sanitaria che ora deve fare un ulteriore passo in avanti, avviando un protocollo attivo di ricerca per individuare tutti i lavoratori a rischio anche per altre esposizioni a sostanze dannose e alla patologie correlate, come abbiamo fatto durante le indagini che hanno portato al processo per i morti da Cvm al Peterolchimico e per quello sulle vittime dell’amianto alla Fincantieri, conclusosi con la condanna dei dirigenti aziendali sia per la morte dei lavoratori che costruivano navi che di tre mogli uccise dalla fibre che respiravano ogni qualvolta stiravano le tute da lavoro del marito».

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