Maritan e Candosin l’appello conferma l’assoluzione piena

San Donà. Il pregiudicato era stato assunto dal Comune con l’incarico di guardiaparchi su volontà della Zaccariotto 

SAN DONÀ. Assoluzione in udienza preliminare con formula piena per mancanza dell’elemento soggettivo del reato, sentenza confermata dalla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado, così come aveva già deciso la gup Barbara Lancieri a fine settembre 2016 nel procedimento con rito abbreviato, hanno confermato l’estraneità del pregiudicato Luciano Maritan (difeso dall’avvocato Annamaria Marin) e dell’ex funzionaria comunale Eugenia Candosin (avvocati Barolo e Tesserin) nel caso dell’affidamento dell’incarico di guardiaparchi conferito nel 2012 dal Comune di San Donà a Luciano Maritan, nipote del boss del Veneto Orientale Silvano. Una assegnazione che, secondo l’accusa, sarebbe stata fatta senza rispettare la graduatoria, saltando le 31 persone in lista prima del pregiudicato. Per questo i due erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio assieme a Francesca Zaccariotto, allora sindaco di San Donà e oggi assessore ai Lavori pubblici della giunta Brugnaro, che però ha scelto la strada del dibattimento in aula. La sentenza per Maritan e Candosin è stata letta nel pomeriggio di ieri a palazzo Grimani, sede della Corte d’Appello penale, dopo tre ore di camera di consiglio, alla presenza degli imputati. Nell’udienza precedente il sostituto procuratore generale Giovanni Valmassoi aveva concluso per la condanna di Maritan e dell’allora dirigente, lasciando ai giudici la quantificazione della pena.

A impugnare la sentenza di assoluzione in primo grado era stata la pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Carlotta Franceschetti. Nella sentenza di assoluzione, la giudice per l’udienza preliminare Lancieri aveva evidenziato come la condotta dell'ex funzionaria del Comune, e di riflesso quella di Maritan, pur discutibile dal punto di vista della corretta amministrazione, non aveva come obiettivo né un proprio vantaggio patrimoniale, né un vantaggio per altri. Le indagini non erano riuscite a provare l'esistenza dell’elemento soggettivo, ovvero che Zaccariotto, assieme alla funzionaria, puntasse a procurare un ingiusto vantaggio a Maritan, «individuandolo come destinatario del pagamento di prestazioni di lavoro occasionale (5.000 euro, ndr) al solo fine di adempiere ad un sottostante accordo collusivo». Ciò che era emerso dalle indagini, e che aveva sottolineato anche il giudice, è che Zaccariotto avesse voluto Maritan come guardiaparco perché lo aveva ritenuto adatto a fungere da deterrente. E la funzionaria comunale aveva assecondato il desiderio.


Il pronunciamento di ieri da parte della Corte d’Appello potrebbe avere riflessi nel procedimento a carico di Zaccariotto, imputata per abuso d’ufficio e falso ideologico. «Come può avere un rilievo penale la condotta del concorrente morale se l’esecutore materiale tiene un comportamento lecito?», è l’interrogativo dell’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Zaccariotto. La prossima udienza è fissata per il 16 maggio.

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