Stalking al senatore Basso ecco la verità della Ragno

L’imputata si è difesa ieri in tribunale raccontando la sua lunga relazione con l’ex sindaco di San Stino. «Non sono stata io a mandare le lettere anonime» 

SAN STINO. Alla prima lettera anonima arrivata alla moglie del senatore Marcello Basso, nella quale si parlava di una relazione extraconiugale, Serena Ragno aveva pensato «che fosse uno scherzo». La seconda lettera, indirizzata all’Anpi di Venezia, «ero riuscita a intercettarla, dentro c’era un fotomontaggio e forse eravamo io e Marcello». Ci sono poi le lettere firmate “Paola T.”, indirizzate sempre alla moglie del senatore. «Ho il sospetto che possa essere una mia amica con cui mi ero confidata: solo con lei e con un’altra avevo parlato della relazione e nelle lettere ci sono elementi non conosciuti se non da me, da Marcello e dalla confidente». Serena Ragno, ex consigliere provinciale dei Democratici e già ai vertici dell’Anpi (avvocato Andrea Cerutti), a ruota libera ieri pomeriggio per quasi due ore nel corso del processo che la vede imputata per stalking, diffamazione e ingiurie nei confronti dell’ex senatore del Pd ed ex sindaco di San Stino Marcello Basso e della ex moglie, rappresentati dagli avvocati Luca Fonte e Giovanni Ruberto.

Secondo l’accusa, Ragno dal 2009 avrebbe inviato lettere anonime, anche con fotomontaggi, indirizzate all’allora moglie dell’ex senatore, ma anche a conoscenti e pure a persone di San Stino con l’obiettivo di sostenere l’esistenza di una relazione sentimentale tra lei e l’ex senatore. Stalking che avrebbe reso la vita difficile all’ex politico e alla consorte.


«Non ho mai pensato a una relazione stabile con il senatore Basso, vista anche la differenza di età. Non mi interessava se si fosse separato dalla moglie», ha detto ieri Ragno in aula durante l’esame, «Tra noi c’era un rapporto fisico». L’ex consigliera dei Democratici ha raccontato con dovizia di particolari la storia con l’ex senatore. «La nostra relazione è iniziata il 17 febbraio 2008. Basso parlava poco della moglie e se lo faceva era in tono negativo. Ad agosto di quell’anno mi chiese di andare a vivere assieme. Gli risposi che la mia vita era a Venezia e che avevo appena acceso il mutuo per l’appartamento». E poi ancora: «Basso mi mandava foto intime. Anche una mia amica me ne ha fatte durante una vacanza in Croazia, ero senza costume. Le ho mandate a Basso», ha raccontato Ragno, «Quando le lettere sono iniziate ad arrivare, ho detto a Basso che bisognava denunciare. Lui non voleva. Abbiamo deciso assieme di interrompere la relazione e qualche giorno dopo sono andata io a sporgere denuncia». La fiamma poi si riaccende e tra alti e bassi la storia va avanti, secondo il racconto di Ragno, fino a settembre-ottobre 2009. Le lettere nel frattempo continuavano ad arrivare: «Nel rapporto per me però qualcosa si era rotto». «Lui era diventato quasi ossessivo, non accettava. Mi telefonava, mi messaggiava, per me era come una molestia. Allora l’ho minacciato di telefonare a sua moglie perché gli mettesse il guinzaglio, lo tenesse a bada e mi aiutasse a tenerlo distante. E l’ho fatto», ha proseguito Ragno raccontando anche l’ennesimo tentativo di approccio (respinto) a una cena.

Rispondendo alle domande del difensore, l’imputata ha raccontato dell’ansia generata dalle lettere anonime che continuavano ad arrivare: «Ero provata, in condizioni fisiche pessime e avevo la tachicardia. La paura più grande era che ne arrivassero altre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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