Delfino spiaggiato a Pellestrina. Incubo reti e motori

Sul litorale veneto se ne contano una quindicina l’anno. Va peggio alle tartarughe: dal 2013 ne sono morte 252

PELLESTRINA. Un delfino spiaggiato è stato trovato ieri mattina a Pellestrina e portato subito a Padova per essere analizzato. Qui, nel Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, ogni giorno i veterinari cercano di capire perché delfini e tartarughe non ce la fanno. Amatissimi dagli umani, hanno comunque due storie diverse.



Le tartarughe arrivano dalla Grecia per stare al calduccio e mangiare le alghe dei temperati fondali dell’alto Adriatico. I delfini invece abitano tra l’Italia e la Croazia per tutto l’anno, arrivando a 5000 esemplari. Reti, eliche dei motori, plastica sono tra le cause maggiori della morte di entrambe le specie e tra quelle che stressano di più.

Le tartarughe Caretta Caretta durante l’anno vivono nei mari del Mediterraneo, ma da aprile a ottobre si spostano nelle coste italiane e croate. Purtroppo però gli ostacoli non sono pochi e spesso non ce la fanno.

Ieri pomeriggio la Società Veneziana Scienze Naturali ha organizzato al Museo di Storia Naturale l’incontro “Spiaggiamento. Perché cetacei e tartarughe marine finiscono nelle spiagge?” con Nicola Novarini, l’esperto di tartarughe del Museo, e i veterinari Cinzia Centelleghe e Sandro Mazzariol dell’ateneo patavino.

I dati parlano di 252 tartarughe che dal 2013 al 2016 si sono spiaggiate sul litorale veneto e di una media di una quindicina di delfini all’anno, come dimostra l’esemplare di ieri mattina. Le cause di spiaggiamento per le tartarughe sono tra le più svariate.

«Per la prima volta» spiega Centelleghe «stiamo provando ad applicare un’analisi fatta solo sugli umani per capire se la causa di morte è l’annegamento. Ci sono tante specie morte per una causa che non riusciamo a capire. Se una persona muore annegata si trovano infatti nel suo corpo le tracce delle alghe diotomee, stiamo verificando se avviene così anche nelle tartarughe». Gli affascinanti rettili e i simpatici mammiferi vengono studiati in due modi: da vivi o da morti.


Da vivi, se rimangono feriti, vengono trasportati al Centro di Primo Soccorso Netcem agli Alberoni, come i casi recenti delle tartarughe Luna, Camilla e Olga, liberate in mare dopo essere state curate. Nel caso invece di spiaggiamenti vengono portate a Padova.

«Con la stagione calda in arrivo» spiega Novarini «Noi continueremo a parlare con i pescatori e a sensibilizzare i diportisti che rischiano di falciarle con le eliche se vanno troppo veloci. Poi la plastica, non bisogna buttarla perché può esser scambiata per cibo dalla tartaruga». Oltre alla specie tipica, la Caretta Caretta, sono state trovate in questi anni due specie rare: la tartaruga liuto e la tartaruga verde, entrambe morte. Insomma, con barche, traffico mercantile, pescatori e qualche virus non è facile e anche loro rischiano di stressarsi.

Stessi rischi per i delfini, il più comune il tursiope. «Ce ne sono tra l’Italia e la Croazia circa cinquemila» spiega Mazzariol «Quest’anno inizierà un progetto con i pescatori, i primi che in mare possono imbattersi in un delfino». Tutti possono nel loro piccolo fare qualcosa, per esempio tenendo il mare pulito e avvertendo il Wwf se ci sono animali in pericolo (348.2686472).


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