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«Dove sono i suoi beni in Sudamerica?»

Lettera dal carcere di Maritan che accusa l’ex boss della mala, Maniero, di aver nascosto un tesoro di 400 miliardi di lire

VENEZIA. «I beni in Sudamerica che fine hanno fatto? E i quadri miliardari acquistati allora con me?». Silvano Maritan, ex fedelissimo di Felice Maniero che gli aveva affidato il traffico di droga nel Veneto Orientale, scrive dal carcere alla Nuova Venezia e parla a tutto campo dell’ex “Faccia d’Angelo”, dal suo “tesoro” agli omicidi. “Il presidente”, così come Felicetto chiamava Maritan, non ha mai digerito di essere stato in cella 16 anni a causa della collaborazione del suo ex boss che lo ...

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VENEZIA. «I beni in Sudamerica che fine hanno fatto? E i quadri miliardari acquistati allora con me?». Silvano Maritan, ex fedelissimo di Felice Maniero che gli aveva affidato il traffico di droga nel Veneto Orientale, scrive dal carcere alla Nuova Venezia e parla a tutto campo dell’ex “Faccia d’Angelo”, dal suo “tesoro” agli omicidi. “Il presidente”, così come Felicetto chiamava Maritan, non ha mai digerito di essere stato in cella 16 anni a causa della collaborazione del suo ex boss che lo aveva incastrato nella partecipazione attiva ai progetti che hanno portato agli omicidi dei fratelli Rizzi e del cugino, e di Ottavio Andrioli. In quattro facciate scritte a mano - «Scusate la calligrafia, ma mi ha fatto innervosire» - Maritan attacca colui che apostrofa come «Il boia del Brenta», prendendo spunto dall’intervista esclusiva concessa dall’ex boss al nostro giornale: «Nel Veneto non c’è traccia di un assassino come lui da centinaia di anni», tuona Maritan che già in passato aveva sostenuto, e lo ribadisce nella lettera, che Maniero nasconda 10 omicidi.



«Io nelle aule dei processi ho sempre accusato i familiari che avevano i suoi 400 miliardi, lui negava e accusava me. Per questo in primo grado mi condannarono a 29 anni. Ora con le sue accuse mi assolve e conferma quanto ho sempre dichiarato io. Chi è credibile dei due?», scrive Maritan riferendosi forse alle accuse che l’ex boss ha lanciato all’ex cognato Riccardo Di Cicco e al broker Michele Brotini. Maritan poi ribatte all’accusa di Maniero lanciata attraverso le colonne del giornale: «Aveva paura anche della sua ombra, non ha mai fatto rapine se non una con me rimanendo fuori», le parole di Felicetto. «Dice che non ho mai fatto rapine con lui, è vero. Come mai mi accusò innocentemente di aver fatto una rapina con lui e sono stato condannato? Le bugie non si ricordano», replica l’ex boss di San Donà. E poi ancora: «Questo infame promise di consegnare un miliardo a Cristina Pavesi mamma. E ottenne le attenuanti. Dopo disse che non aveva una lira. Pochi giorni prima sua mamma incassò 5 miliardi in una banca a Lugano». Accusa dopo accusa, Maritan cala l’affondo: «Vuole passare come persona perbene. Pensate la sensibilità: ha ucciso una ragazzina, doveva riscattarsi moralmente con un miliardo promesso. Lo ha speso in auto di lusso, viaggi ed eccessi vari».

Le rapine, le fughe, i processi: chi è Felice Maniero



«Se non avessi vietato più volte ai mestrini di ucciderlo, sarebbe morto da almeno 30 anni», aveva tuonato Maniero nel corso dell’intervista esclusiva. «Sono io che temo lui con la licenza di uccidere. Nonostante il carcere duro sofferto innocentemente per causa sua, non lo odio. Per lui sarebbe un onore». E sull’omicidio di Ermes Bernardinello, 23enne di Legnaro ucciso nel 1990, per il quale sono stati condannati Paolo Tenderini e Paolo Pattarello: «Lo fece uccidere perché aveva avuto una storia con la sua donna di allora, non perché schiaffeggiò sua mamma».



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